Accessi online, la sovranità digitale resta straniera
Secondo Stefano Quintarelli, i grandi gruppi tecnologici controllano gli accessi sotto l’autorità di governi esteri.
La sovranità tecnologica nazionale resta incompleta se le chiavi degli accessi online sono gestite da grandi gruppi sottoposti all’autorità di Stati stranieri. È la tesi esposta da Stefano Quintarelli.
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Chi controlla gli accessi digitali
Il controllo degli ingressi ai servizi online rappresenta, secondo l’autore, un elemento decisivo dell’autonomia tecnologica. Quando questa funzione è affidata a operatori stranieri, la capacità nazionale di governare il sistema digitale risulta limitata.
Quintarelli descrive questi operatori come gruppi dominanti, in grado di incidere sull’uso quotidiano della rete e sulle modalità con cui le persone accedono ai servizi digitali.
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I limiti dell’autonomia nazionale
La presenza di aziende soggette a un’autorità estera rende difficile parlare di piena sovranità digitale. Il problema non riguarda soltanto la disponibilità delle tecnologie, ma anche chi possiede il potere di amministrare gli accessi.
Per questo, nella ricostruzione proposta da Quintarelli, l’autonomia tecnologica di un Paese non può essere considerata effettiva finché le infrastrutture e i sistemi di ingresso alla rete restano nelle mani di oligopolisti stranieri.
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