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Economia 2 min di lettura3 giorni fa

95 milioni in fuga: la truffa IA che ha travolto Fideuram

Un falso Messina, una voce clonata e coordinate bancarie contraffatte hanno convinto Fideuram a trasferire denaro all’estero: 36 milioni non sono ancora stati recuperati.

Restano ancora da rintracciare 36 milioni di euro dopo una frode informatica che ha portato fuori dall’Italia 95 milioni destinati a conti riconducibili ai truffatori. La vittima dell’inganno è stata Paolo Molesini, già presidente di Fideuram, convinto a disporre una serie di pagamenti per una presunta opportunità finanziaria internazionale.


Il denaro disperso tra Asia e criptovalute

Una parte consistente delle somme è stata indirizzata verso conti in Cina e Hong Kong. L’intervento dei sistemi di controllo di Fideuram ha permesso di fermare rapidamente 40 milioni attraverso la collaborazione con gli istituti bancari stranieri.

Altri 13 milioni sono stati individuati e posti sotto sequestro a maggio in una banca portoghese, grazie al lavoro coordinato tra la procura italiana, le autorità di Lisbona ed Eurojust. I magistrati Alfonso Serritiello e Barbara Benzi, con il procuratore aggiunto Eugenio Fusco, stanno cercando di ricostruire la rete: una delle identità inserite nel fascicolo potrebbe infatti essere inventata. La quota ancora mancante sarebbe stata trasferita su conti esteri e trasformata in criptovalute, con il rischio che venga convertita in denaro prima di essere localizzata.


L’attacco partito da WhatsApp

La frode è cominciata con un messaggio apparentemente inviato da Carlo Messina, amministratore delegato di Banca Intesa, capogruppo di Fideuram. Nel testo, Molesini veniva sollecitato a eseguire diversi bonifici per non lasciarsi sfuggire un’operazione fuori dall’Italia.

A rendere più credibile la richiesta è stata poi una telefonata attribuita a Paolo Nastasi, avvocato d’affari conosciuto da Molesini. La voce del professionista era stata riprodotta con strumenti di intelligenza artificiale. Successivamente, alcune e-mail hanno fornito alla banca le coordinate di società e rapporti bancari esteri sui quali effettuare i trasferimenti.

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Molesini ha lasciato l’incarico il 16 marzo, motivando la decisione con “ragioni personali”. Non risulta indagato e, secondo quanto ricostruito, nei suoi confronti non sono stati avviati contenziosi dal Gruppo Intesa.


Le frodi ai vertici diventano più sofisticate

Antonio De Vita, Chief Security Officer di Intesa Sanpaolo, ha spiegato che dall’inizio dell’anno il gruppo ha rimosso circa 5.000 video contraffatti realizzati con l’IA, in gran parte associati all’immagine di Carlo Messina. Il fenomeno rientra nelle cosiddette “Ceo Fraud”, truffe nelle quali i criminali imitano un dirigente per impartire ordini a dipendenti o collaboratori.

La rilevazione dell’Association for Financial Professionals indica che nel 2025 il 74% delle organizzazioni è stato preso di mira da questo tipo di attacco, anche quando il tentativo non è andato a buon fine; nel 2024 la percentuale era stata del 63%. E-mail più realistiche, audio clonati e video deepfake hanno reso più difficile riconoscere l’impostura.

Nel solo 2025 le Ceo Fraud hanno prodotto sottrazioni per 269 milioni di euro. Dal 2022, inoltre, il valore complessivo delle frodi digitali è aumentato di oltre 116 milioni.

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