Teatro Carignano, le Smerz conquistano il pubblico del C2C
Il concerto del 31 ottobre ha unito elettronica e teatro storico nella venticinquesima edizione del festival
Le Smerz hanno portato il loro pop elettronico al Teatro Carignano di Torino, dove sabato 31 ottobre hanno suonato per il C2C Festival. Il concerto, durato circa un’ora, è stato tra gli appuntamenti più apprezzati della venticinquesima edizione.
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Un concerto tra eleganza e rumore
Catharina Stoltenberg, vestita di bianco e circondata dall’aria dei ventilatori, ha alternato movimenti misurati a gesti più irregolari. In un passaggio ha fatto girare sopra la testa il microfono con il cavo, introducendo una nota di fisicità rock nell’architettura settecentesca del Carignano.
Al suo fianco Henriette Motzfeldt è apparsa meno esposta soltanto in superficie: le due musiciste si sono divise tra voce, tastiere e sintetizzatori, mentre Motzfeldt ha suonato anche il violino. Basso, batteria e pianoforte hanno completato una formazione capace di passare da melodie accessibili a improvvise asperità, mantenendo un andamento sospeso e mai distante.
Il Carignano come parte della musica
La scelta del teatro non è stata soltanto logistica. La matinée, realizzata in coproduzione con MITO SettembreMusica, ha riportato il C2C in quella sala dopo 11 anni e ha messo in relazione il pop elettronico norvegese con uno spazio nato per la prosa.
La precisione dell’acustica ha dato rilievo alle pause e alle voci, consentendo ai brani di respirare tra palchi, stucchi e platea. Le canzoni di Big city life, pubblicato nel 2025 dall’etichetta danese Escho, da Imagine this a Feisty fino a You got time and I got money, hanno acquistato sul palco nuove sfumature. Al termine, il pubblico ha risposto con un applauso prolungato.
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Il percorso delle due musiciste
Amiche dai tempi della scuola a Oslo, Stoltenberg e Motzfeldt hanno poi proseguito il loro percorso a Copenaghen. La loro musica si è sviluppata fuori da una definizione di genere precisa: dopo gli EP Okey e Have fun, il primo album Believer, uscito nel 2021, aveva intrecciato elettronica e ricerca sonora.
Con Big city life il duo ha orientato il proprio lavoro verso una forma di pop d’autore più narrativa. La performance torinese ha mostrato come la dimensione teatrale possa diventare parte della composizione dal vivo, senza imporre alla musica una cornice estranea.
Le discussioni sul festival
L’edizione del C2C ha raccolto anche osservazioni critiche, legate alla presenza di alcuni artisti già passati da Torino, ai tempi di attesa per l’ingresso e alle file per le bevande. Sui social, alcuni spettatori hanno inoltre giudicato meno sorprendente la ricerca artistica rispetto al passato.
L’appuntamento con le Smerz ha però proposto un’altra idea di ricerca: individuare per ogni progetto il luogo più adatto alla sua resa. Il ritorno al Carignano ha mostrato che uno spazio storico può modificare l’ascolto e partecipare alla costruzione dello spettacolo, senza trasformarsi in una semplice scenografia.
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