Pulcini e il futuro della mente: il libro che sfida l’era digitale
Enrico Pulcini indaga il potere dell’informazione online e il rischio che la tecnologia finisca per ridurre autonomia, attenzione e capacità di comprendere la realtà.
Prima ancora del nuovo volume, a definire Enrico Pulcini è una carriera costruita all’incrocio tra giornalismo e innovazione. Nel 1994 ha fondato Infocity, considerata la prima testata italiana nata esclusivamente online, mentre tre anni più tardi la Rai lo ha coinvolto nella creazione del Gr online, all’epoca unica redazione del gruppo dedicata alla rete.
Nel suo percorso figurano anche la consulenza per la Federazione Nazionale della Stampa, l’insegnamento del giornalismo digitale alla Sapienza Università di Roma e il podcast Journalism Revolution. Tra i suoi libri si trovano Giornalismo su Internet, Dopo Internet, Scrivere linkare comunicare per il Web, Click Tv e Fug@.
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La tecnologia davanti a un bivio
Il nuovo saggio nasce da una domanda che riguarda il rapporto quotidiano con gli strumenti digitali e con i flussi informativi. Pulcini mette in discussione l’idea che una connessione sempre più intensa produca automaticamente una comprensione più profonda del mondo.
«Siamo sicuri che la tecnologia ci stia aiutando a comprendere meglio il mondo in cui viviamo oppure ci stiamo avviando verso un declino culturale le cui conseguenze potrebbero essere incontrollabili?», si chiede l’autore. A suo giudizio, l’uso eccessivo dei dispositivi rischia di allontanare le persone dalle esperienze concrete e di indebolire alcune facoltà cognitive.
Quando la rete orienta il pensiero
Nel libro viene analizzato anche il ruolo delle grandi società di internet e delle piattaforme che organizzano gran parte della comunicazione contemporanea. Pulcini sostiene che la dipendenza da una presenza digitale continua possa diventare una risorsa per quella che definisce “infocrazia”, cioè un sistema capace di influenzare attenzione, comportamenti e accesso alle informazioni.
Il tema non viene però affrontato soltanto in chiave tecnologica. La riflessione attraversa storia e filosofia e arriva ai laboratori nei quali gli agenti di intelligenza artificiale stanno sviluppando linguaggi difficili da decifrare. Da qui nasce il timore che gli esseri umani possano perdere centralità nei processi di interpretazione e produzione della realtà.
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Il ruolo nascosto della coscienza
La prospettiva proposta da Pulcini non si limita a descrivere un possibile impoverimento dell’esperienza umana. Il volume cerca anche una risposta nelle capacità che la tecnologia non sembra ancora riuscire a replicare pienamente, tra cui intuizione e coscienza.
L’autore collega queste facoltà alle dimensioni più profonde della mente e si domanda se possano contribuire a generare la realtà, invece di limitarsi a registrarla. Il libro presenta così la questione come un enigma ancora aperto: capire se ciò che rende gli esseri umani irriducibili alle macchine possa diventare una forma di orientamento nel futuro digitale.
A Roma il confronto sul volume
La presentazione è in programma il 29 ottobre alle 18 alla Casa del Cinema di Roma. Il titolo del libro è La fine della realtà: il lato oscuro dell’informazione digitale, pubblicato da Logout.
Accanto a Pulcini interverranno il giornalista Giorgio Zanchini, Derrick de Kerckhove, direttore scientifico di Media 2000, Mirta Michilli, direttrice della Fondazione Mondo Digitale, Luigi Garofalo, direttore di KeyforBiz, e il filosofo Mario de Caro, che si occupa di etica e tecnologie. Il confronto ruoterà attorno agli effetti culturali dell’iperconnessione e al rapporto tra linguaggio, intelligenza artificiale e autonomia del pensiero.
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