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Cultura 3 min di lettura1 ora fa

Poldi Pezzoli, un Tiziano racconta Milano e i suoi committenti

La mostra dossier presenta una nuova opera e ricostruisce i tre soggiorni milanesi del pittore veneto

Il Museo Poldi Pezzoli di Milano ha accolto nelle proprie collezioni la *Madonna con il Bambino e la Maddalena* di Tiziano, tela realizzata negli anni Quaranta del Cinquecento. L’opera è al centro della mostra dossier «Un Tiziano per Milano», dedicata al rapporto tra il pittore e la città.

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Un dipinto con una storia nascosta

Gli esami radiografici hanno rivelato che il quadro fu dipinto in due momenti. In origine, accanto alla Vergine, non compariva la Maddalena, ma un uomo di profilo: sono ancora riconoscibili il naso pronunciato, la barba e l’attaccatura alta dei capelli.

Secondo la curatrice Lavinia Galli, il primo committente potrebbe essere morto o non aver mai ritirato la tela. Rimasta nella bottega di Tiziano, l’opera sarebbe stata modificata in seguito, con l’inserimento della santa affidato con ogni probabilità a Girolamo Dente, collaboratore di fiducia del maestro.

La composizione mostra Maria mentre sostiene il Bambino e volge il capo verso la Maddalena. I colori brillanti e la materia pittorica corposa rivelano l’impronta di Tiziano, anche se la conclusione del lavoro sembra aver coinvolto l’atelier. Il dipinto giunse poi in Inghilterra: nel 1746 Sir Thomas Saunders Sebright lo acquistò per la tenuta di Beechwood Park. Un documento dell’epoca lo descrive come un’opera di Tiziano proveniente da un palazzo milanese, ma il nome dell’edificio non è ancora leggibile.


I tre passaggi a Milano

Il primo soggiorno dell’artista risale al 1540, quando arrivò su invito di Lope de Soria, consigliere del governatore Alfonso d’Avalos. In quella fase ottenne una rendita destinata al figlio Pomponio e ricevette dalla Confraternita di Santa Corona l’incarico per l’*Incoronazione di spine*, oggi conservata al Louvre.

Tiziano tornò in città nel 1541, in occasione dell’ingresso solenne di Carlo V. Per l’*Allocuzione di Alfonso d’Avalos*, consegnata nello stesso periodo e oggi al Prado, l’imperatore gli riconobbe una pensione annua di 100 scudi a carico del tesoro milanese. L’ultimo viaggio risale invece al 1548, quando il pittore realizzò il ritratto del principe Filippo, destinato a diventare Filippo II.

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Le opere esposte

Il percorso presenta anche il *Ritratto di Gian Giacomo Medici detto il Medeghino*, proveniente dalla Biblioteca Ambrosiana e datato 1540-41. Il dipinto restituisce la figura del generale di Carlo V attraverso una luce intensa e una resa capace di sottolinearne il prestigio.

Dalla Galleria dell’Accademia di Venezia arriva la *Madonna Mazenta*, eseguita tra il 1560 e il 1565 e già appartenuta al marchese milanese Guido Mazenta. In mostra compare inoltre una copia dell’*Incoronazione di spine* dell’Ospedale Maggiore, collegata alla versione dipinta da Tiziano per la cappella di Santa Corona nella chiesa di Santa Maria delle Grazie.


Fama e denaro

La reputazione del pittore nella Milano del Cinquecento è testimoniata dalla presenza delle sue opere nelle raccolte cittadine e dall’interesse suscitato tra nobili, uomini di chiesa e collezionisti. Nei secoli successivi, le guide consigliavano ai visitatori il Duomo, il Cenacolo di Leonardo e la Pinacoteca Ambrosiana, dove erano già visibili alcuni suoi dipinti.

Accanto alle commissioni prestigiose, Tiziano dovette affrontare ritardi e mancati pagamenti. Nel 1559 mandò a Milano il figlio Orazio per riscuotere la pensione concessa da Carlo V. Le cronache riferiscono che, senza chiarire il motivo, lo scultore Leone Leoni lo aggredì con una coltellata nella Casa degli Omenoni.

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