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Cultura 3 min di lettura4 giorni fa

Oli usati, la svolta di Anzola: 5.400 tonnellate tornano in circolo

Montieco diventa la 46ª tappa dei Cantieri della Transizione Ecologica: ogni anno recupera oli esausti e sottrae il 59% dei rifiuti speciali alla discarica.

Il dato più significativo riguarda il destino dei rifiuti: a Montieco il 59% degli scarti speciali viene recuperato e riportato nei processi produttivi, evitando il ricorso a nuove materie prime. Nello stabilimento di Anzola dell’Emilia, nel Bolognese, ogni anno vengono inoltre raccolte, trattate e rigenerate 5.400 tonnellate di olio minerale esausto, con una permanenza media dei materiali di appena 30 giorni.

Il sito è stato scelto da Legambiente per la 46ª tappa della campagna itinerante “I Cantieri della Transizione Ecologica”, iniziativa avviata a maggio 2023 per raccontare imprese, opere e soluzioni capaci di rendere concreta la trasformazione sostenibile dell’economia italiana.


Un impianto al servizio del territorio

Montieco è concessionario del Conou, il Consorzio Nazionale degli Oli Minerali Usati, dal 1984. In quasi 65 anni di attività, la società ha superato il perimetro originario della raccolta di emulsioni e lubrificanti usati, arrivando a occuparsi dell’intero ciclo dei rifiuti industriali, sia pericolosi sia non pericolosi.

Oltre alle operazioni di recupero, l’azienda svolge interventi di bonifica e offre supporto tecnico, operativo e normativo a circa 6.000 imprese della zona. La velocità di gestione rappresenta un ulteriore elemento del modello: i rifiuti rimangono mediamente nell’impianto un mese, mentre le autorizzazioni consentirebbero una permanenza fino a sei mesi.

L’attività ha anche una funzione di prevenzione ambientale. “L’olio minerale esausto, se smaltito in modo scorretto, può contaminare il sottosuolo, i corsi d’acqua e le falde acquifere, con gravi danni all’ambiente e agli ecosistemi”, ha ricordato Stefano Ciafani, presidente nazionale di Legambiente, sottolineando la necessità di affidarsi a soggetti autorizzati e qualificati.


Sicurezza, acqua ed energia sotto controllo

L’area occupata dal complesso misura 10.000 metri quadrati e la capacità di deposito raggiunge 2.500 tonnellate. La protezione del terreno e delle falde è affidata a superfici in calcestruzzo con rete elettrosaldata, rivestimenti impermeabili, guaine, pendenze e sistemi dedicati alla raccolta e al trattamento delle acque.

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L’organizzazione esclude il deposito diretto sul suolo e crea una barriera contro eventuali perdite o sversamenti. Tra le dotazioni ambientali figurano anche il recupero di 1.200 metri cubi l’anno di acqua piovana, destinata a usi tecnici come il riempimento della vasca antincendio, e un impianto fotovoltaico da 75 kWp collocato sul tetto dell’edificio principale.

Per i trasferimenti dei materiali vengono utilizzati esclusivamente veicoli Euro 6, con l’obiettivo di contenere emissioni e impatto della logistica. Secondo Legambiente, la filiera dell’olio usato dimostra così come un rifiuto pericoloso possa essere trasformato in una risorsa, riducendo consumo di materie prime, sprechi e dipendenza dai combustibili fossili.


La filiera Conou punta sulla rigenerazione

Riccardo Piunti, presidente del Conou, ha definito il consorzio un modello di economia circolare riconosciuto a livello internazionale, grazie alla raccolta e alla rigenerazione dell’olio usato prodotto in Italia. Nel suo intervento ha evidenziato che il risultato non dipende soltanto dagli impianti di trattamento, ma anche dalla capillarità della raccolta e dalla selezione accurata dei materiali.

I concessionari, ha aggiunto Piunti, svolgono un ruolo decisivo nel garantire qualità e attenzione ambientale lungo ogni passaggio. La campagna di Legambiente raccoglie queste esperienze attraverso approfondimenti, immagini e video dedicati a progetti di imprese, amministrazioni e comunità impegnate contro la crisi climatica e per la diffusione dell’economia circolare.

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