Norimberga, la mostra che rimette l’interprete al centro della giustizia
A Roma, dal 29 settembre al 1 ottobre, "Voci della giustizia" intreccia memoria storica, testimonianze e dibattito sull’interpretazione simultanea contro ogni automatismo.
Nel racconto di Norimberga, il passaggio più potente non è solo quello dei tribunali, ma la voce di chi rese possibile capirli. La mostra-evento "Voci della giustizia" porta a Roma, dal 29 settembre al 1 ottobre, storie e testimonianze degli interpreti che segnarono quella svolta e che ancora oggi alimentano il dibattito sul loro ruolo.
La voce umana contro l’automatismo
Per Stefano Marrone, consulente in materia linguistica e interpretariato presso la Presidenza della Repubblica, l’interpretazione simultanea non può essere affidata a un algoritmo. L’idea, ha spiegato all’Adnkronos, rischia di cancellare la dimensione umana della mediazione linguistica.
Marrone lega questa riflessione all’eredità del processo di Norimberga, dove il lavoro degli interpreti contribuì anche a fissare un modello di imparzialità, trasparenza e precisione. In quel contesto, osserva, la comprensione reciproca non fu un dettaglio tecnico ma una condizione per il riconoscimento dell’altro.
Norimberga come laboratorio linguistico
Il primo processo celebrato in 4 lingue — inglese, francese, russo e tedesco — nacque su impulso del giudice della Corte Suprema Robert Jackson, incaricato dal presidente degli Stati Uniti Truman. La possibilità per ciascun partecipante di parlare nella propria lingua madre rappresentò un salto decisivo per la giustizia internazionale.
Da quella esperienza, secondo gli organizzatori, è emerso anche il profilo moderno dell’interprete: una figura chiamata a garantire fedeltà, neutralità e correttezza del messaggio. La mostra romana ricostruisce proprio questa evoluzione, con un taglio che intreccia memoria storica e attualità.
Le voci che raccontano l’orrore
Tra i materiali esposti e sonori compare anche Stefan Priacel, ospite d’onore dell’iniziativa, interprete a Norimberga e autore di un diario in cui descrisse gli effetti psicologici del lavoro durante la deposizione di Streicher, agitatore antisemita. La sua vicenda personale fu segnata anche dall’internamento in Francia per 11 mesi come oppositore politico, dopo i rapporti con esuli antifascisti come Francesco Saverio Nitti, i fratelli Rosselli, Labriola e Salvemini.
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Lo spazio espositivo dà voce pure ad altre testimonianze. Siegfried Ramler, ebreo sopravvissuto grazie ai treni della salvezza dopo la Notte dei Cristalli, parla della fatica di tradurre l’orrore senza assumere il ruolo del giudice. Armand Jacoubovitch, che aveva perso i genitori ad Auschwitz, racconta invece il momento in cui, davanti alle parole di Göring, lasciò la cabina: «Per sempre».
Un programma tra mostra, film e convegno
L’iniziativa ha ottenuto la Medaglia del Presidente della Repubblica e il patrocinio delle ambasciate di Germania, Stati Uniti, Regno Unito e Giappone, oltre che di diverse istituzioni culturali e della Camera di Commercio Italo-Tedesca. Accanto alla mostra, il calendario prevede anche proiezioni e un convegno scientifico dedicato all’eredità di Norimberga.
Il 29 settembre, nella Sala Europa di Piazza Venezia 11, è previsto un appuntamento dalle 10.30 alle 13.00 su invito e in streaming. La mostra sarà poi visitabile il 29 settembre dalle 15.00 alle 18.00 e, il 30 settembre e il 1 ottobre, dalle 10.00 alle 17.30 allo Spazio Esperienza Europa, in Piazza Venezia 6/7, con ingresso libero e gratuito.
Sono in programma anche due film all’Aula Magna dell’Università degli Studi Internazionali di Roma – Unint, in via delle Sette Chiese 139: "Norimberga" il 29 settembre alle 16:30 e "Vincitori e vinti" il 30 settembre alla stessa ora. Il 1 ottobre, infine, il convegno "Voci della Giustizia: l’eredità di Norimberga" chiuderà il percorso con una giornata di lavori dalle 9.30 alle 17.30, in presenza e in streaming.
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