Museo Ebraico di Venezia, riaperto dopo sei anni
Il percorso rinnovato racconta quasi cinque secoli di presenza ebraica tra identità, memoria e vita veneziana
Il Museo Ebraico di Venezia ha riaperto al pubblico dopo sei anni di lavori. Il nuovo percorso accompagna i visitatori nella storia della comunità ebraica veneziana e del Ghetto.
La riorganizzazione ha trasformato gli spazi del museo in un itinerario unitario, pensato per mettere in relazione la vicenda collettiva degli ebrei con le storie familiari e con la città. L’obiettivo è presentare l’ebraismo e il territorio in cui la comunità ha vissuto per quasi cinque secoli.
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Un percorso su 1700 metri quadrati
Il museo occupa ora 1700 metri quadrati. Per completare il circuito di visita sono stati acquisiti anche due appartamenti, mentre gli ambienti che in precedenza apparivano frammentati sono stati collegati in una sequenza più leggibile.
La curatrice Marcella Ansaldi ha descritto il progetto come «un dialogo fra identità e luogo, fra chi siamo e lo spazio che abitiamo». Secondo la curatrice, questa relazione rappresenta il fondamento dell’idea del museo e della concezione ebraica dell’esistenza.
La storia del Ghetto veneziano
Il rapporto tra Venezia e la sua popolazione ebraica si consolidò in una fase di forti tensioni sociali. Il 29 marzo 1516 il Senato della Repubblica stabilì che gli ebrei fossero concentrati in una zona delimitata e facilmente sorvegliabile: nacque così il Ghetto di Venezia, considerato il primo ghetto del mondo.
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Nel corso dei secoli quell’area ha cambiato significato. Da spazio imposto per la separazione è diventata un luogo di appartenenza e un riferimento internazionale, legato a una storia di convivenza, resilienza e confronto tra comunità.
Un museo contro il pregiudizio
La riapertura arriva al termine di un intervento che ha unito restauri, ristrutturazioni e una nuova organizzazione degli ambienti. Il MEV è stato concepito come una presenza attiva nella vita del Ghetto, non soltanto come sede espositiva.
Il racconto del museo lega il passato alle questioni del presente. La vicenda degli ebrei veneziani viene proposta come testimonianza di dialogo e come strumento per contrastare il pregiudizio.
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