Matisse, il viaggio che ha cambiato la pittura arriva al Mudec
A Milano un percorso in otto sezioni racconta come terre, oggetti e tradizioni lontane abbiano trasformato la ricerca dell’artista francese.
Colori, tessuti, manufatti e immagini raccolti durante i suoi spostamenti furono per Henry Matisse molto più di semplici ricordi. Nel suo atelier, questi elementi diventavano materia per una pittura capace di fondere suggestioni africane, islamiche, cinesi e giapponesi. È questo il filo conduttore di “Matisse, Il mondo in una stanza”, allestita al Museo delle Culture di Milano fino al 21 febbraio.
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Un atelier aperto al mondo
L’Andalusia, il Marocco, la Russia e Tahiti rappresentano alcune delle tappe di un percorso artistico alimentato dalla curiosità e dall’osservazione. Matisse studiava decorazioni, superfici e forme degli oggetti incontrati durante i viaggi, trasformandoli poi in soluzioni originali per dipinti, incisioni e disegni.
La curatrice Chiara Gatti spiega che l’artista accumulò nel tempo tessuti, tappeti, utensili e altri manufatti, utilizzandoli come stimolo quotidiano. Da quelle fonti nacque un linguaggio basato su arabeschi, colori intensi e forme prive di profondità tradizionale, influenzato anche dagli insegnamenti della cultura cinese e giapponese.
Una sfida ai canoni occidentali
La mostra mette in luce il confronto di Matisse con la tradizione figurativa europea. La sua ricerca si allontanò dalla semplice imitazione del reale e mise in discussione prospettiva, regole consolidate e centralità della mimesis, attraverso una sintesi personale di esperienze e culture diverse.
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Particolarmente significativo è il caftano turco presentato nel percorso: Matisse lo fece indossare più volte alle sue modelle. Secondo Gatti, oggetti di questo tipo potevano comparire insieme nella stessa opera, dando vita a una “cultura circolare e armonica, senza confini e senza barriere”.
Otto sezioni per seguire la ricerca
L’esposizione è articolata in otto sezioni e propone circa 100 opere, tra dipinti, lavori su carta, sculture e fotografie. I prestiti arrivano da importanti istituzioni internazionali e sono affiancati da una selezione di manufatti legati ai luoghi e alle tradizioni che contribuirono alla formazione dell’immaginario dell’artista.
Nel percorso trovano spazio anche le celebri tavole di “Jazz”, pubblicato da Tériade, e i materiali dedicati alla Cappella del Rosario di Vence, in Costa Azzurra. Il risultato è un racconto che accosta opere e oggetti per mostrare come il viaggio, nella pratica di Matisse, diventasse uno strumento concreto di rinnovamento artistico.
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