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Cultura 4 min di lettura5 giorni fa

La Via Astratta arriva a Milano: il viaggio interiore di Floreani

Oltre venti opere alla GASC mettono in dialogo l’astrazione di Roberto Floreani con una collezione di arte sacra e figurativa

La spiritualità diventa il punto d’incontro tra la ricerca astratta di Roberto Floreani e la collezione della Galleria d’Arte Sacra dei Contemporanei di Milano. Il 5 ottobre la GASC, insieme a Isorropia Homegallery, inaugura «La Via Astratta», mostra personale curata da Luigi Codemo e visitabile fino all’8 novembre.

L’esposizione riunisce più di venti lavori, alcuni di grandi dimensioni, realizzati anche appositamente per gli spazi milanesi. L’artista, protagonista dell’Astrattismo italiano e indicato come «Artista dell’Anno 2024» da un sondaggio nazionale della rivista Artuu, presenta un percorso che attraversa oltre quarant’anni di attività.


Un dialogo tra astrazione e sacro

Il progetto nasce dal confronto tra opere molto diverse per linguaggio e impostazione. I lavori di Floreani si inseriscono infatti in un contesto museale legato soprattutto alla figurazione, creando accostamenti pensati per mettere in evidenza sia le distanze sia le possibili corrispondenze tra le ricerche.

«Integrare compiutamente le mie opere astratte in una collezione monumentale di versante soprattutto figurativo è la mia sfida complessa», ha spiegato l’artista. Per fare spazio ai nuovi dipinti sono stati modificati anche alcuni formati e l’allestimento, così da costruire un rapporto dinamico tra pieni, vuoti e opere appartenenti a epoche e orientamenti differenti.

La mostra prosegue idealmente il percorso avviato nel 2025 al Museo Diocesano di Vicenza con «Soglie. Tempo del prima – Tempo del poi», realizzata in occasione del Giubileo. Anche a Milano il tema del passaggio assume un ruolo centrale, collegandosi alla dimensione interiore e alla possibilità di un’elevazione della coscienza.


Quarant’anni dentro la materia

Il percorso espositivo comprende i cicli Ritmati, Costellazioni e Soglie, oltre a lavori recenti ancora mai presentati. Tra questi compaiono composizioni con un quadrato centrale duplicato nella struttura e nelle tonalità, soluzione che introduce una nuova fase nella ricerca dell’artista.

La tecnica si fonda su una complessa pittura stratificata: in alcuni casi i livelli di materia arrivano a venti e assumono consistenze diverse, dalle colature quasi liquide alle superfici increspate, fino ai rilievi più densi. Le forme geometriche — cerchi, quadrati, rettangoli e ovali — emergono da fondi grigi e marroni, interrotti da rossi, arancioni e dal caratteristico Blu Klein.

Floreani riconduce a una matrice comune le proprie serie, pur distinguendole per esiti formali e cromatici. I Concentrici, costruiti sulla ripetizione dei cerchi, costituiscono una base ricorrente; Soglie, Ritmati e Costellazioni sviluppano poi direzioni differenti.

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La tradizione italiana dell’astratto

Nel concepire «La Via Astratta», Floreani rivendica una linea storica che parte da Giacomo Balla e dalle «Compenetrazioni iridescenti» del 1912. Secondo la sua lettura, questa genealogia italiana attraversa il Gruppo Como e gli artisti della Galleria del Milione, per arrivare a figure come Magnelli, Dorazio e Accardi.

L’artista considera il proprio lavoro parte di un percorso ancora attivo, sviluppatosi per più di un secolo. La mostra milanese raccoglie così esperienze della sua produzione dagli esordi, datati 1985, fino alle direzioni più recenti, configurandosi come un passaggio tra quanto già realizzato e la prossima evoluzione della ricerca.

Questa riflessione è anche alla base del saggio «Astrazione come Resistenza», pubblicato nel 2021 e presentato come il primo studio italiano sull’Astrattismo dopo «Kn» di Carlo Belli, uscito nel ’35. Floreani ricorda inoltre il ruolo degli scritti di Balla, Kandinskij, Mondrian e Malević nel definire, nel tempo, il rapporto tra arte astratta, forma e spiritualità.


L’opera come esperienza personale

Per Floreani il significato di un dipinto non si esaurisce in una spiegazione stabilita in anticipo. Il processo creativo, sostiene, conduce a un’esperienza in cui arte e vita si fondono e l’opera può diventare uno stimolo a interrogarsi sul mondo.

«L’opera d’arte può essere veicolo di un messaggio di natura spirituale», ha dichiarato, indicando come possibile approdo il raggiungimento di «stati superiori di coscienza». In questa prospettiva l’Astrattismo mantiene un legame originario con introspezione e interiorità, contrapponendosi all’impoverimento spirituale e al materialismo del presente.

L’artista definisce inoltre l’astrazione una forma d’arte particolarmente aperta all’interpretazione. Poiché non impone una scena o un racconto univoco, il dipinto può diventare per chi osserva un attivatore della propria sensibilità e un punto di partenza per trasferire nell’opera stati d’animo personali.

Nel colloquio dedicato alla mostra, Floreani ha infine criticato la tendenza a confondere il valore di un’opera con il prezzo raggiunto sul mercato, fenomeno che considera parte di una dinamica più ampia della società contemporanea. La sua ricerca, invece, continua a concentrarsi sulla materia, sulla forma e sulla possibilità che la pittura apra uno spazio di riflessione interiore.

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