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La madre di Myrta Merlino: il memoir di una vita senza confini

Dal dopoguerra napoletano alla Cina e alla New York degli anni Ottanta, il nuovo libro della giornalista ricostruisce la figura di Annamaria Palermo.

Una madre difficile da incasellare, capace di attraversare epoche e mondi con lo stesso slancio. È questo il centro di *La bambina del miracolo. Storia della mia mamma geniale*, il memoir firmato da Myrta Merlino, in uscita il 29 settembre per La Nave di Teseo. Al centro del racconto c’è Annamaria Palermo, sinologa scomparsa nel 2017 e figura decisiva nella formazione della giornalista.


Una vita nata dentro la Storia

Annamaria venne alla luce nel gennaio del 1943, a Cesa, nei pressi di Napoli, mentre la guerra sconvolgeva il Paese. Merlino ricostruisce quell’inizio nella villa di famiglia della bisnonna Eleonora de Tilla e lega la nascita della madre a un’Italia divisa, bombardata e segnata dalla crisi.

La sua infanzia e la sua giovinezza si svilupparono tra i contrasti della Napoli del dopoguerra: da una parte i quartieri popolari impoveriti dal conflitto, dall’altra l’ambiente elegante e internazionale di Chiaia. Nel libro, Palermo diventa così una testimone privilegiata del Novecento, dalla ricostruzione fino agli anni Ottanta, passando per l’università, il Sessantotto e la maternità.


La Cina e il desiderio di libertà

A cambiare il corso della sua esistenza fu soprattutto l’interesse per la Cina, allora ancora distante e quasi impenetrabile agli occhi dell’Occidente. Annamaria la studiò e la interpretò prima che diventasse un riferimento familiare, alternando gli impegni domestici ai viaggi e alle lunghe assenze. Per i figli, quelle partenze significarono attese, telefonate da lontano e la necessità di convivere con una presenza intermittente.

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Myrta Merlino racconta anche la stagione del femminismo, le manifestazioni a cui partecipava da bambina e la crisi del rapporto tra i genitori. Poi arrivano gli anni trascorsi a New York, lo Studio 54 e una quotidianità vissuta con entusiasmo, nonostante la presenza di tre figli e di un marito. Nel ritratto della giornalista, Annamaria è una donna "libera e inafferrabile", capace di inseguire ogni esperienza senza rinunciare alla propria identità.


Il legame che continua

Il memoir non si limita alla biografia di una studiosa: è anche il tentativo di comprendere una madre percepita come eccezionale e, talvolta, distante. Merlino la definisce "un’eterna ragazza, un’intellettuale e una sovversiva", restituendo la complessità di una personalità che non si lasciava riportare nei ruoli tradizionali.

A distanza di anni dalla sua scomparsa, il rapporto resta vivo nella memoria della figlia. "Una donna libera che mi accompagna, mi guida e parla dentro di me", scrive Merlino, indicando nella scrittura il modo per dare forma a un’eredità personale e intellettuale ancora presente.

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