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Cultura 3 min di lettura2 giorni fa

Irpef, il conto pesa su pochi: i numeri che smentiscono il luogo comune

Un’analisi di Itinerari previdenziali mostra come la maggior parte dell’imposta ricada sui redditi medio-alti, tra squilibri fiscali e salari impoveriti dall’inflazione.

La distribuzione dell’Irpef in Italia racconta una realtà più complessa del luogo comune secondo cui a sostenere quasi tutto il fisco sarebbero soltanto i lavoratori dipendenti. Secondo l’osservatorio di Itinerari previdenziali, il 70% dei contribuenti versa appena il 20% delle imposte dirette, mentre il restante 30% copre circa l’80% del totale.

Il rapporto è stato presentato al Cnel durante un incontro organizzato insieme a Cida-Confederazione italiana alti dirigenti e professionalità. Alberto Brambilla, presidente di Itinerari previdenziali, ha sottolineato che il sistema concentra il prelievo soprattutto sulle fasce con redditi più elevati, spesso poco rappresentate nel dibattito politico e sindacale.


Il prelievo si concentra sui redditi più alti

Tra i lavoratori subordinati, il 61,4% dichiara un reddito non superiore a 26mila euro. Questa platea contribuisce al 12,64% dell’Irpef della categoria; per chi resta entro i 15mila euro, l’imposta viene inoltre quasi completamente compensata da trattamento integrativo, deduzioni e altre agevolazioni.

La quota maggiore del gettito, pari al 79,66%, viene invece sostenuta dal 29,96% dei dipendenti con redditi da 29mila euro in su. Ancora più concentrato è il contributo di chi supera i 35mila euro: rappresenta il 16,46% della categoria, ma paga il 63,14% dell’Irpef riferita ai lavoratori subordinati.

Brambilla ha riassunto così il risultato dell’analisi: “la comune vulgata secondo cui le tasse le pagano i dipendenti non è totalmente vera”. Il presidente dell’istituto ha comunque ribadito che l’abolizione della flat tax resta, a suo giudizio, necessaria, anche per i possibili effetti sull’evasione e per i dubbi di legittimità costituzionale.


Anche le pensioni mostrano forti differenze

Un andamento analogo emerge esaminando i pensionati. Il 66% di loro percepisce fino a 26mila euro lordi all’anno e genera il 26,64% dell’Irpef complessiva della categoria; in questa fascia rientrano anche molte prestazioni parzialmente o integralmente assistite.

Il carico principale ricade sui pensionati che superano i 29mila euro annui, ai quali è attribuibile il 66,19% dell’imposta. Sopra i 35mila euro, il 16,4% dei pensionati versa da solo il 49,7% dell’Irpef pagata dall’intero gruppo.

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Il quadro, secondo l’osservatorio, rende difficile sostenere politiche basate esclusivamente su nuove riduzioni fiscali e contributive per i redditi più bassi. Le cifre indicano infatti che una parte rilevante del finanziamento dei servizi pubblici dipende da una minoranza di contribuenti.


Autonomi e salari restano il nodo aperto

Tra i lavoratori autonomi, il 36,89% dei contribuenti dichiara più di 35mila euro e sostiene l’88,88% dell’Irpef della categoria. Nel complesso, gli autonomi versano 25,64 miliardi di euro, cioè l’11,86% del gettito totale del 2024, pur rappresentando il 5,12% dei contribuenti dichiaranti. Inoltre, circa 600mila persone beneficiano di regimi fiscali agevolati.

Per Itinerari previdenziali si tratta di una situazione difficile da mantenere nel lungo periodo. Brambilla ha evidenziato anche che il dibattito fiscale rischia di oscurare il problema delle retribuzioni, rimaste indietro rispetto all’aumento dei prezzi.

Secondo i dati Ocse richiamati nel rapporto, il potere d’acquisto degli stipendi italiani è diminuito del 6,1% rispetto al primo trimestre del 2021. L’Italia risulta così il Paese più penalizzato tra le grandi economie avanzate; tra le cause indicate figurano anche un sistema contrattuale datato e una maggiore attenzione agli sgravi rispetto agli incentivi alla produttività.

“Ci troviamo in un Paese in cui è difficile pensare di poter andare avanti se soltanto una piccola parte della popolazione contribuisce”, ha concluso Brambilla, richiamando il peso di servizi come scuola, sanità e assistenza sociale.

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