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Cultura 3 min di lettura5 ott

Ifigenia, il manoscritto perduto riappare dopo due secoli

La traduzione italiana attribuita ad Alessandro Poerio sarà presentata a Roma tra dicembre e il 2027, insieme all’altro testo goethiano ritrovato

Il ritrovamento entra ora nel calendario culturale italiano: il 9 dicembre la Casa di Goethe ospiterà un incontro dedicato alla traduzione, mentre il 15 dicembre l’Università di Tor Vergata proporrà un appuntamento con Cesare Lievi e Lucia Mor. Nel febbraio 2027, invece, l’Istituto Italiano di Studi Germanici organizzerà un convegno sul rapporto tra Goethe e la traduzione in Italia.


A Roma il manoscritto ritrovato

L’esposizione romana è fissata per il primo dicembre alla Casa di Goethe, all’interno della mostra “Et in Arcadia ego. Goethe in dialogo con Guercino, Raffaello e Poerio”. Il documento sarà così mostrato al pubblico dopo essere rimasto per circa duecento anni nelle collezioni legate allo scrittore tedesco.

Il programma era stato anticipato da una lettura scenica dell’opera, proposta il 24 e il 25 settembre sulla terrazza dell’Istituto Italiano di Studi Germanici dall’associazione Zip Zine, con Barbara Giordano nei panni di Ifigenia. Il 9 dicembre, sempre alla Casa di Goethe, studiosi coordinati da Gabriella Catalano, Francesca Fabbri, Mario Marino e Valerio Camarotto presenteranno anche il lavoro preparatorio per l’edizione commentata, prevista nel 2027 presso le edizioni dell’Istituto Italiano di Studi Germanici.


Due appuntamenti per il 2027

Il convegno “Tradurre Goethe in Italia”, curato da Gabriella Catalano e Giovanni Sampaolo, si terrà nel febbraio 2027 all’Istituto Italiano di Studi Germanici. L’iniziativa approfondirà la circolazione delle opere di Goethe nel nostro Paese e il ruolo svolto dalle traduzioni.

A Tor Vergata, il 15 dicembre, Cesare Lievi discuterà con Lucia Mor della propria versione dell’Ifigenia di Goethe, l’ultima traduzione italiana realizzata in ordine di tempo. Le iniziative nascono dalla collaborazione tra l’università, la Casa di Goethe e l’Istituto Italiano di Studi Germanici, in vista anche del bicentenario del 2032.


La traccia lasciata da Poerio

La storia del documento è tornata alla luce grazie alla storica dell’arte Francesca Fabbri. Nella Biblioteca della Duchessa Anna Amalia di Weimar ha riconosciuto, tra i manoscritti della raccolta personale di Goethe, una versione italiana anonima dell’Ifigenia in Tauride, registrata con la segnatura “Ruppert 1852”.

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Il testo porta il titolo “Ifigenia in Tauride: Tragedia di Göthe recata in Italiano”. Una filigrana consentiva di collocarlo intorno al 1825, ma non permetteva di stabilire chi lo avesse scritto. L’attribuzione ad Alessandro Poerio è arrivata attraverso il confronto con le vicende del poeta napoletano, che soggiornò a Weimar tra il 1825 e il 1826 e frequentò il salotto di Ottilie von Goethe.


Il legame tra Weimar e Napoli

Poerio, nato nel 1802 e morto nel 1848, preparò in italiano due testi di Goethe: la ballata “La sposa di Corinto” e la tragedia “Ifigenia in Tauride”. Consegnò personalmente entrambe le versioni allo scrittore tedesco, che secondo le ricostruzioni dell’epoca le accolse con entusiasmo.

La prima traduzione comparve molti anni dopo sulla rivista “Chaos”, mentre quella dell’Ifigenia sembrava scomparsa. A cercarla erano stati anche diversi studiosi, tra i quali Benedetto Croce, autore di una biografia di Poerio. Fabbri ha inoltre individuato il manoscritto autografo della “Sposa di Corinto” tra le carte di Ottilie von Goethe conservate alla Newberry Library di Chicago: oggi, per la prima volta, entrambe le traduzioni donate a Goethe possono essere documentate.


L’indizio decisivo negli archivi

Un precedente importante risale a Reinhold Köhler, bibliotecario della Biblioteca Granducale dal 1856 e suo direttore dal 1881, quando l’istituzione non aveva ancora l’attuale denominazione. Grazie ai rapporti con Vittorio Imbriani, nipote di Poerio, Köhler ricostruì il soggiorno del poeta a Weimar e il suo rapporto con Goethe.

Nel 1882 pubblicò uno studio destinato a diventare un riferimento per quelle ricerche. Francesca Fabbri ha ripreso quella pista e, collegando il manoscritto ai dati biografici e documentari disponibili, ha assegnato definitivamente il testo a Poerio. Il recupero aggiunge così un nuovo tassello agli scambi culturali tra Italia e Germania durante il Classicismo di Weimar.

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