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Cultura 3 min di lettura5 giorni fa

Hogan compie 40 anni e si racconta in quattro corti

Il marchio celebra l’anniversario con film firmati da giovani registi e una capsule speciale ispirata ai modelli che ne hanno segnato la storia.

Le celebrazioni per i 40 anni di Hogan passano anche da una capsule dedicata all’anniversario: le Hogan Cool Blue Special Edition, con tomaia in pelle effetto cavallino e grafica «H86 26» impressa su suola e lacci. È l’ultimo tassello di un racconto che unisce moda, cinema e memoria del brand.


Un compleanno affidato al cinema

Per festeggiare questo traguardo, Hogan ha scelto di non limitarsi a guardare al passato in modo tradizionale. Il marchio ha infatti coinvolto quattro giovani registi diplomati al Centro sperimentale di cinematografia di Roma, chiedendo loro di trasformare la sua evoluzione in quattro cortometraggi.

L’idea ruota attorno a quattro decenni e a quattro modelli simbolo, in un percorso che ripercorre anche il significato stesso del nome Hogan, nato da un termine gaelico che vuol dire «giovinezza». In questo modo la storia delle sneaker viene riletta come qualcosa che ha spostato le scarpe sportive fuori dal solo ambito atletico.


Dalla Traditional alle Interactive

Il primo capitolo prende le mosse dalla Traditional, la scarpa ispirata al cricket con cui Hogan debutta nel 1986. Nel corto Celeste, firmato da Nicolò Folin, una bambina usa le grandi scarpe del padre per raggiungere una scatola in alto su una libreria, e quella situazione sospesa tra reale e immaginario finisce per richiamare persino le ali del logo del marchio.

Dieci anni più tardi arriva un altro snodo decisivo: le Interactive. L’ispirazione, raccontata oggi da Andrea Della Valle, nasce a New York, dove osserva donne andare al lavoro con le sneakers per poi sostituirle una volta arrivate in ufficio. Da lì prende forma un modello pensato per accompagnare l’intera giornata e riconoscibile dalla grande H laterale.

Sarah Narducci, con Nine Hundred, traduce quel passaggio in una scena ambientata il 31 dicembre 1999. Mentre cresce l’allarme per il Millennium bug, Mara attraversa Roma in skateboard e prova a chiudere il trick Nine Hundred prima dello scoccare della mezzanotte.

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Gli anni Duemila e la svolta finale

Il decennio successivo è affidato alle Olympia, scarpe ultraleggere nate come richiamo alle Olimpiadi di Atene. In Never Off, Gregorio Mattiocco racconta una diva inseguita dai fotografi che scambia abiti, gioielli e identità con una cameriera, ma conserva comunque le Olympia ai piedi.

Il finale del progetto arriva con le Rebel, introdotte nel 2007 come omaggio a Jack Kerouac e al suo On the Road. Su questo modello si costruisce Lola Rebel, il lavoro di Paoli De Luca con Isabella Ferrari nei panni di un’icona glamour intrappolata nell’immagine perfetta che si è creata da sola.

La regista ha spiegato di aver voluto mettere in scena «un istinto radicale» e «la ribellione del desiderio di una donna che irrompe dentro sé stessa. E lo fa correndo». Ha aggiunto anche che la tecnologia diventa, nel film, un contrappunto alle emozioni.

Ferrari, dal canto suo, ha sottolineato di conoscere De Luca fin dal suo primo corto e di aver voluto lavorare con lei. «Lola riscopre il desiderio di stupirsi e osare. In fondo, credo che la vera libertà sia proprio questa: concedersi sempre una possibilità», ha detto l’attrice, spiegando che il momento più intenso è quello in cui la protagonista smette di domandarsi come appare e torna a interrogarsi su ciò che desidera davvero.

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