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Cultura 2 min di lettura2 giorni fa

Fisco, il peso ricade su pochi: chi sostiene davvero l’Irpef

L’analisi di Itinerari previdenziali fotografa una forte concentrazione del gettito tra redditi medio-alti e richiama il problema dei salari italiani

La sostenibilità del sistema fiscale italiano è legata a una platea relativamente ristretta di contribuenti. Alberto Brambilla, presidente di Itinerari previdenziali, ha richiamato il tema dei servizi pubblici finanziati dalla collettività: scuola, sanità e assistenza sociale rendono difficile immaginare un equilibrio duraturo se il contributo economico resta concentrato su una minoranza.


Pochi contribuenti sostengono gran parte del gettito

Tra i lavoratori autonomi, la quota con redditi superiori a 35mila euro rappresenta il 36,89% dei dichiaranti, ma copre l’88,88% dell’Irpef versata dalla categoria. Nel complesso, gli autonomi hanno pagato 25,64 miliardi di euro nel 2024, pari all’11,86% del gettito complessivo, pur costituendo il 5,12% dei contribuenti dichiaranti; circa 600mila persone beneficiano inoltre di regimi agevolati.

Brambilla ha sintetizzato la distribuzione del prelievo spiegando che “il 70% dei contribuenti versa appena il 20% delle imposte dirette, mentre il restante 30% sostiene l'altro 80%”. Secondo il presidente, chi supera i 35mila euro lordi annui, cioè il 19% dei contribuenti, arriva da solo a coprire quasi il 65% delle tasse.


La fotografia dell’osservatorio

I dati arrivano dall’osservatorio sulle entrate fiscali di Itinerari previdenziali, illustrato il 24 settembre a Roma, presso il Cnel, durante un incontro organizzato insieme a Cida-Confederazione italiana alti dirigenti e professionalità. L’analisi mette in discussione l’idea secondo cui il peso dell’Irpef ricadrebbe quasi esclusivamente sui dipendenti.

Il 61,4% dei lavoratori subordinati dichiara infatti un reddito entro 26mila euro e contribuisce per il 12,64% all’Irpef della categoria. Per chi non supera 15mila euro, il tributo risulta in larga parte compensato da trattamento integrativo, deduzioni e altre agevolazioni. Al contrario, il 29,96% con almeno 29mila euro di reddito sostiene il 79,66% dell’imposta, mentre il 16,46% sopra 35mila euro ne paga il 63,14%.


Pensioni e lavoro dipendente

Una dinamica simile emerge tra i pensionati. Il 66% si colloca entro 26mila euro lordi l’anno e versa il 26,64% dell’Irpef complessiva della categoria; in questa fascia rientrano anche molte prestazioni assistenziali, parziali o totali.

Il prelievo maggiore riguarda invece chi parte da 29mila euro, con un’incidenza ancora più marcata per i redditi oltre 35mila. Questa ultima fascia raccoglie il 16,4% dei pensionati, ma contribuisce per il 49,7% dell’Irpef dovuta dal comparto.


Flat tax e salari sotto pressione

Per Brambilla resta necessario cancellare la flat tax, che a suo giudizio presenta anche possibili problemi di costituzionalità e può favorire l’economia sommersa. Tuttavia, l’analisi dell’istituto invita a correggere anche la rappresentazione semplificata dei dipendenti come unici grandi finanziatori del sistema fiscale.

Il presidente di Itinerari previdenziali ha inoltre collegato la discussione tributaria alla debolezza delle retribuzioni. Un sistema contrattuale considerato datato, più orientato agli incentivi fiscali che alla crescita della produttività, non avrebbe protetto adeguatamente gli stipendi dall’inflazione: secondo l’Ocse, il potere d’acquisto delle retribuzioni italiane è inferiore del 6,1% rispetto al primo trimestre 2021, il dato peggiore tra le principali economie avanzate.

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