Fisco, il peso ricade su pochi: chi paga davvero l’Irpef
I dati dell’osservatorio mostrano una forte concentrazione del prelievo tra redditi medio-alti, mentre milioni di contribuenti versano una quota minima delle imposte
«Ci troviamo in un Paese in cui è difficile pensare di poter andare avanti se soltanto una piccola parte della popolazione contribuisce - tanto più che la quantità di servizi gratuiti sono tanti, come la scuola, la sanità e l'assistenza sociale», ha osservato Alberto Brambilla. Il presidente di Itinerari previdenziali richiama così il tema della sostenibilità del sistema, alla luce della distribuzione del gettito tra le diverse categorie di contribuenti.
Il gettito grava su una minoranza
La fotografia complessiva elaborata dall’osservatorio è netta: il 70% dei contribuenti versa appena il 20% delle imposte dirette, mentre il 30% restante sostiene l’80% del totale. Brambilla ha inoltre ricordato che il 19% dei contribuenti, cioè chi dichiara più di 35mila euro lordi ogni anno, copre quasi il 65% dell’intero prelievo fiscale.
Questa concentrazione emerge anche dall’analisi dell’Irpef. Per il presidente di Itinerari previdenziali, la rappresentazione secondo cui il finanziamento del sistema fiscale ricadrebbe quasi esclusivamente sui lavoratori dipendenti non restituisce l’intero quadro, perché all’interno della categoria il peso maggiore è sostenuto dai redditi più elevati.
Dipendenti, pensionati e autonomi
Tra i lavoratori subordinati, il 61,4% dichiara al massimo 26mila euro e contribuisce per il 12,64% all’Irpef della categoria. Per chi resta entro i 15mila euro, l’imposta viene in larga parte compensata da trattamento integrativo, deduzioni e altre agevolazioni. Il 79,66% del carico è invece concentrato sul 29,96% dei dipendenti con redditi da 29mila euro in avanti; in particolare, il 16,46% sopra i 35mila euro sostiene il 63,14% dell’Irpef dei subordinati.
Una dinamica simile riguarda i pensionati. Il 66% si colloca sotto i 26mila euro lordi annui e versa il 26,64% dell’imposta complessiva, mentre il 66,19% del prelievo ricade su chi supera i 29mila euro. La fascia oltre 35mila euro rappresenta il 16,4% del totale, ma paga il 49,7% dell’Irpef riferita ai pensionati.
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Autonomi, flat tax e salari
Ancora più marcata è la concentrazione tra gli autonomi: il 36,89% dei contribuenti con redditi superiori a 35mila euro contribuisce per l’88,88% all’Irpef della categoria. Nel 2024 il gettito complessivo degli autonomi è stato pari a 25,64 miliardi di euro, l’11,86% del totale, a fronte di una quota del 5,12% sui contribuenti dichiaranti. Circa 600mila persone, inoltre, beneficiano di regimi fiscali agevolati.
Brambilla considera necessario cancellare la flat tax, che a suo giudizio presenta anche possibili problemi di compatibilità costituzionale e può favorire l’economia sommersa. L’osservatorio segnala però anche un’altra criticità: i salari italiani hanno perso terreno durante l’ondata inflazionistica, in un sistema contrattuale più orientato agli sgravi che alla crescita della produttività.
La perdita del potere d’acquisto
Secondo i dati Ocse citati da Brambilla, l’Italia è il fanalino di coda tra le principali economie avanzate per l’andamento delle retribuzioni reali. Rispetto al primo trimestre del 2021, il potere d’acquisto degli stipendi risulta inferiore del 6,1%.
Il quadro è stato presentato al Cnel durante un incontro organizzato insieme a Cida-Confederazione italiana alti dirigenti e professionalità, in occasione della diffusione dell’osservatorio sulle entrate fiscali. L’analisi mette quindi in relazione la distribuzione dell’Irpef, le agevolazioni esistenti e la difficoltà dei salari nel recuperare il terreno perso negli ultimi anni.
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