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Cultura 3 min di lettura3 ore fa

Naza, il film che mette Netanyahu sotto pressione prima del voto

Il documentario premiato a Venezia ricostruisce il sistema dei bombardamenti a Gaza e riaccende lo scontro politico in Israele.

Il confronto sul conflitto israelo-palestinese passa anche dal cinema. Nelle sale italiane è già arrivato “PALESTINA 36 – Quando tutto ebbe inizio” di Annemarie Jacir, ambientato durante il mandato britannico, mentre da domani più di cento cinema proporranno “The Bibi Files”, lavoro di Alexis Bloom sugli interrogatori di Benjamin Netanyahu nell’inchiesta per corruzione, frode e abuso di fiducia. Il documentario, censurato in Israele, utilizza immagini fuoriuscite dagli atti dell’indagine.


Un film al centro dello scontro

In questo clima si inserisce “Naza”, realizzato da Yuval Abraham e Rachel Szor, già parte del collettivo premiato con l’Oscar nel 2025 per “No Other Land”. Il film ha ricevuto il Premio della Giuria alla Mostra del cinema di Venezia e sarà proiettato nelle sale italiane fino a domani.

La pellicola ha provocato una dura reazione ai vertici israeliani. Netanyahu l’ha definita “intollerabile” e ha accusato gli autori di alimentare l’antisemitismo e di danneggiare l’immagine dello Stato per ottenere sostegno all’estero. Miki Zohar, Ministro della Cultura, ha parlato di “tradimento” e ha chiesto che ai due registi venga tolta la cittadinanza israeliana.


Le accuse e l’inchiesta interna

Il premier ha inoltre respinto le accuse di genocidio nella Striscia di Gaza, sostenendo che si tratti della “più grande bugia del secolo”. Ha aggiunto che l’esercito israeliano “fa più di chiunque altro per evitare vittime civili”. Le sue parole sono arrivate mentre si avvicinano le elezioni israeliane del 27 ottobre, in un intervento pronunciato in una sala dell’Onu quasi vuota.

Zohar e Eyal Zamir, capo dell’esercito israeliano, hanno promosso un’indagine interna all’Idf. L’obiettivo è verificare se siano stati diffusi senza autorizzazione documenti riservati e se il film abbia utilizzato testimonianze anonime collegate a materiale classificato.


Cosa racconta il codice Naza

“Naza” sarebbe il termine impiegato dai servizi segreti israeliani per indicare le vittime civili provocate dalle operazioni contro Hamas. Il documentario sostiene che il sistema possa causare la morte di donne, bambini e anziani anche quando l’obiettivo militare non si trova nell’edificio colpito.

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La ricostruzione descrive un apparato basato sul monitoraggio dei telefoni e sull’impiego di algoritmi e intelligenza artificiale. Quando un appartenente a Hamas entra in un’abitazione, il sistema può autorizzare l’attacco: il numero delle vittime, secondo quanto emerge nel film, può arrivare a diverse centinaia senza che l’azione raggiunga necessariamente un combattente.


Le testimonianze degli ex operatori

Il documentario attribuisce particolare rilievo al fatto che questo meccanismo sarebbe stato predisposto prima del 7 ottobre, data in cui Hamas uccise oltre 1200 israeliani tra civili e militari. A parlare sono 24 persone, tra agenti del Mossad e membri dell’esercito, riprese sui tetti di Tel Aviv per rendere più difficile l’intercettazione delle conversazioni.

I testimoni compaiono soltanto come sagome scure e hanno voce e immagine alterate per proteggerne l’identità. Abraham ha spiegato che alcuni raccontano di provare rimorso, altri riferiscono gli eventi con distacco e altri ancora rivendicano con orgoglio i risultati ottenuti: il film, ha detto, punta soprattutto a mostrare il funzionamento del sistema, lasciando in secondo piano le motivazioni individuali.


Quando sarà disponibile gratuitamente

Dopo l’uscita nelle sale, “Naza” dovrebbe essere distribuito gratuitamente in rete da novembre sul sito del “The Guardian”, che lo ha coprodotto insieme a Jonathan Glazer, autore de “La zona d’interesse”. L’iniziativa è stata presentata come parte dell’impegno del giornale a favore della diffusione del giornalismo indipendente.

Dal 10 ottobre, inoltre, il documentario sarà trasmesso da Rai Storia. La sua circolazione, tra cinema, televisione e rete, amplia il pubblico di un’opera che ha già acceso una disputa politica in Israele alla vigilia del voto.

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