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Cultura 2 min di lettura2 giorni fa

Fisco, il peso cade sui redditi alti: i numeri che smentiscono il luogo comune

L’analisi di Itinerari previdenziali mostra come una quota ridotta di contribuenti sostenga la maggior parte dell’Irpef, mentre salari e potere d’acquisto restano sotto pressione.

Il sistema fiscale italiano si regge in larga misura sui contribuenti con redditi medio-alti. Secondo l’ultimo osservatorio di Itinerari previdenziali, il 70% dei dichiaranti versa appena il 20% delle imposte dirette, mentre il restante 30% sostiene circa l’80% del gettito.

Il quadro è stato illustrato a Roma, il 24 settembre, durante un incontro al Cnel organizzato insieme a Cida-Confederazione italiana alti dirigenti e professionalità. Alberto Brambilla, presidente di Itinerari previdenziali, ha evidenziato come questa distribuzione smentisca almeno in parte l’idea secondo cui il carico fiscale ricadrebbe quasi esclusivamente sui lavoratori dipendenti.


Irpef, pochi contribuenti pagano di più

Tra i lavoratori subordinati, il 61,4% dichiara un reddito non superiore a 26mila euro e contribuisce al 12,64% dell’Irpef della categoria. Per chi resta sotto i 15mila euro, l’imposta viene in gran parte compensata dal trattamento integrativo e dalle altre deduzioni o agevolazioni previste.

La quota principale del prelievo, pari al 79,66%, è invece sostenuta dal 29,96% dei dipendenti con redditi da 29mila euro in su. Ancora più concentrato è il contributo di chi supera i 35mila euro: rappresenta il 16,46% della categoria, ma paga il 63,14% dell’Irpef versata dai lavoratori subordinati.


Anche le pensioni seguono lo stesso schema

Una dinamica analoga emerge tra i pensionati. Il 66% percepisce fino a 26mila euro lordi all’anno e versa il 26,64% dell’imposta complessiva; in questa fascia rientrano anche molte prestazioni parzialmente o totalmente assistite.

Il 66,19% dell’Irpef dei pensionati viene quindi pagato da chi dispone di almeno 29mila euro di reddito. Sopra i 35mila euro, il 16,4% dei pensionati contribuisce da solo al 49,7% dell’imposta della categoria, secondo le elaborazioni dell’osservatorio.

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Autonomi e salari, gli altri nodi

Per i lavoratori autonomi, il 36,89% dei contribuenti con redditi oltre 35mila euro versa l’88,88% dell’Irpef del comparto. Nel complesso, gli autonomi pagano 25,64 miliardi di euro, l’11,86% del gettito totale del 2024, pur rappresentando il 5,12% dei contribuenti dichiaranti. Inoltre, circa 600mila persone beneficiano di regimi fiscali agevolati.

Brambilla considera necessario cancellare la flat tax, che a suo giudizio può favorire il sommerso e presenta anche possibili problemi di compatibilità costituzionale. Ha però sottolineato che la lettura dei dati deve andare oltre la contrapposizione tra dipendenti e autonomi, perché il sistema concentra il prelievo su una minoranza di contribuenti.

Un ulteriore elemento critico riguarda le retribuzioni. La struttura della contrattazione, orientata più alla ricerca di sgravi che alla crescita della produttività, non avrebbe protetto adeguatamente i salari dall’aumento dei prezzi. Secondo l’Ocse, il potere d’acquisto delle retribuzioni italiane è diminuito del 6,1% rispetto al primo trimestre 2021, il risultato peggiore tra le grandi economie avanzate.

Per Brambilla, diventa difficile garantire nel tempo scuola, sanità e assistenza sociale se a finanziare la maggior parte dei servizi resta una porzione limitata della popolazione. L’osservatorio rileva infine che i contribuenti oltre i 35mila euro lordi annui, pari al 19% del totale, coprono da soli quasi il 65% delle imposte.

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