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Cultura 2 min di lettura3 giorni fa

Esami universitari, il sapere si accorcia: cosa rivela il sondaggio

Un’indagine condotta tra 463 docenti segnala meno uso dei manuali e maggiori difficoltà nell’analisi, nei collegamenti tra temi e nella comprensione dei fondamenti.

La preparazione agli esami universitari sembra affidarsi sempre più a materiali rapidi e selezionati, mentre i testi completi indicati dai docenti vengono consultati meno. Il risultato, secondo un’indagine realizzata da Talents Venture per l’Associazione Italiana Editori su 463 professori di 34 atenei italiani, è una conoscenza giudicata più fragile e discontinua.


Il manuale resta decisivo, ma viene accantonato

Per l’88% degli insegnanti coinvolti, il libro di testo rappresenta ancora il supporto più efficace per arrivare preparati a una prova. Nei programmi accademici, tuttavia, i manuali risultano segnalati come obbligatori nel 50% dei casi e come suggeriti nel 45%.

Nella pratica, molti studenti preferiscono appunti raccolti durante le lezioni, schemi, riassunti e slide. Si tratta di strumenti che consentono di ridurre i tempi di studio, ma il 68% dei docenti li associa a un apprendimento meno approfondito e all’assenza di basi sufficientemente solide.


Analisi e collegamenti diventano più difficili

Il cambiamento non riguarda soltanto il volume delle nozioni assimilate. Secondo gli intervistati, gli universitari mostrano anche una crescente fatica nel confrontarsi con testi articolati e nel rielaborare contenuti che richiedono un percorso di lettura più lungo.

Il 41% dei professori osserva un indebolimento delle capacità di analisi e del ragionamento critico. Per il 24%, invece, la difficoltà principale consiste nel mettere in relazione argomenti diversi, mentre il 19% segnala problemi persino nella comprensione dei concetti fondamentali.

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La sfida per l’università e gli editori

I dati sono stati discussi a Roma durante il convegno «Dal sapere fragile al sapere critico. Editoria universitaria, qualità e innovazione», promosso dall’Associazione Italiana Editori. Al centro del confronto c’è stato il modo in cui gli studenti apprenderanno nei prossimi anni, alla luce delle trasformazioni osservate nell’ultimo quinquennio.

Maurizio Messina, presidente del gruppo Accademico Professionale di Aie, ha sottolineato che la disponibilità di materiali brevi non può sostituire una formazione costruita su contenuti affidabili e organizzati: «Non bastano informazioni sempre più accessibili o sintetiche: servono contenuti autorevoli, validati e organizzati in percorsi di conoscenza strutturati». La riduzione del ricorso ai manuali rischia così di produrre un sapere parziale, composto da frammenti difficili da collegare.


La pirateria aggrava il problema

Durante l’incontro è emerso anche il tema della circolazione illegale dei materiali didattici. Secondo gli editori, la pirateria ha ormai superato gli incassi del mercato editoriale e provoca conseguenze economiche rilevanti per il settore.

Messina ha indicato nella collaborazione tra università e case editrici una possibile risposta, con l’obiettivo di proteggere il lavoro degli autori e degli editori senza compromettere la possibilità per gli studenti di accedere ai contenuti necessari. Resta aperta, intanto, la questione di quale preparazione porteranno nel mondo del lavoro laureati formati sempre più spesso su conoscenze sintetiche e non sistematiche.

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