Zuppi: contro la violenza serve costruire il futuro
A Bisceglie il presidente della Cei ha collegato volontariato, solidarietà e contrasto alle disuguaglianze durante i 50 anni di Epass.
La violenza, secondo il cardinale Matteo Zuppi, si combatte offrendo alle persone una prospettiva e la possibilità concreta di sentirsi parte della comunità. Il presidente della Conferenza episcopale italiana e arcivescovo di Bologna ne ha parlato a Bisceglie, nel nord Barese, durante l’incontro organizzato per celebrare il mezzo secolo di attività di Epass.
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La solidarietà come scelta quotidiana
Per Zuppi il volontariato nasce dalla disponibilità a mettere al centro l’altro senza aspettarsi un tornaconto. Significa, ha spiegato, difendere la gratuità dell’impegno: per i cristiani l’altro è un fratello, mentre per tutti rappresenta un richiamo alla solidarietà e alla vicinanza verso l’umanità.
Il cardinale ha poi indicato nel volontariato una risposta alle disuguaglianze. «Vuol dire pensarsi insieme, vuol dire non accettare le disuguaglianze, vuol dire che l’altro è una parte di me», ha sottolineato, richiamando quella che considera la radice cristiana dell’impegno a favore degli altri.
Epass guarda oltre il passato
L’esperienza di Epass, associazione impegnata accanto a chi vive fragilità economiche e sociali, è stata presentata da Zuppi come una testimonianza concreta del valore dell’azione volontaria. I suoi 50 anni, ha osservato, raccolgono storie di sofferenza e consolazione, numerosi volti e una speranza ancora rivolta a ciò che verrà.
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Proprio per questo, secondo il presidente della Cei, l’anniversario non deve limitarsi a celebrare quanto è stato fatto. La storia dell’associazione può diventare una base per interrogarsi sulle iniziative necessarie negli anni a venire e sulle responsabilità da condividere nella società.
Un futuro da costruire insieme
Nel suo intervento Zuppi ha insistito sulla necessità di restituire senso, speranza e integrazione, indicando nella partecipazione alla vita collettiva un argine alla distruzione. «Il vero modo con cui si contrasta la violenza» è coltivare interesse e attenzione, così da far sentire ciascuno parte di un corpo comune chiamato a costruire, non a demolire.
L’impegno dei volontari, quindi, non riguarda soltanto l’aiuto immediato a chi è in difficoltà. Per il cardinale rappresenta anche un modo per rafforzare i legami sociali e orientare il presente verso un domani nel quale solidarietà e responsabilità non restino principi astratti.
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