Yara, nuovi esami negati: la difesa prepara il ricorso
La Corte d’Assise di Bergamo ha respinto gli accertamenti chiesti dai legali di Massimo Bossetti sui reperti dell’omicidio.
La decisione è arrivata dopo circa quattro ore e lascia invariato il quadro processuale sull’omicidio di Yara Gambirasio. La Corte d’Assise di Bergamo ha infatti respinto la richiesta della difesa di Massimo Bossetti, che puntava a nuove verifiche tecnico-scientifiche sui reperti raccolti durante le indagini.
All’uscita dal tribunale, i legali dei genitori della vittima hanno commentato il provvedimento con una frase netta: «Faremo di tutto perché non diventi un Garlasco 2». Gli avvocati Enrico Pelillo e Andrea Pezzotta si erano opposti alla riapertura degli accertamenti.
Il nodo del Dna resta centrale
Claudio Salvagni e Paolo Camporini, difensori di Bossetti, avevano messo in discussione il metodo utilizzato per estrarre il profilo genetico dalla traccia indicata come “31G20”. Si tratta del campione di sangue misto attribuito a Yara e a Bossetti, considerato l’elemento principale alla base della condanna.
La difesa aveva inoltre chiesto di esaminare alcune tracce genetiche che, secondo la propria ricostruzione, potrebbero essere riconducibili a liquido seminale e che furono repertate sul giubbotto della tredicenne senza essere sottoposte ad analisi. I legali hanno già fatto sapere che impugneranno il rigetto.
Reperti visibili, ma senza nuovi test
La Corte aveva consentito finora alla difesa di esaminare i reperti, mantenendo però il divieto di effettuare ulteriori analisi. Il perimetro di questa possibilità era stato fissato dalla Cassazione nel 2024, e il nuovo provvedimento non modifica tale impostazione.
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Bossetti, muratore di Mapello, ha seguito l’udienza in videocollegamento dal carcere di Bollate. È detenuto in seguito alla condanna definitiva all’ergastolo per l’omicidio di Yara, scomparsa il 26 novembre 2010 dopo essere uscita dalla palestra di Brembate Sopra e ritrovata morta il 26 febbraio 2011 in un campo di Chignolo d’Isola.
Le parti presenti in aula
All’udienza hanno partecipato anche Letizia Ruggeri, pubblico ministero titolare dell’inchiesta, e i difensori dei genitori della vittima, Maura Panarese e Fulvio Gambirasio. La richiesta esaminata riguardava esclusivamente nuovi accertamenti sui materiali già acquisiti nel procedimento.
La morte della tredicenne aveva dato origine a un’indagine durata quattro anni, al termine della quale Bossetti era stato arrestato. Con il rigetto deciso a Bergamo, la difesa dovrà ora proseguire il percorso annunciato davanti agli organi competenti per contestare le modalità di acquisizione e valutazione delle prove genetiche.
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