5.000Lettori online ora
Cronaca 1 min di lettura6 giorni fa

Violenza sull’amante, per la Cassazione può essere maltrattamento

La Suprema corte invita a rivedere il caso di un uomo accusato di vessazioni contro moglie e compagna extraconiugale: decisiva la qualità del rapporto, non il solo indirizzo di casa.

Una relazione fuori dal matrimonio può bastare, in certi casi, per far scattare l’ipotesi di maltrattamenti in famiglia. È il punto messo in evidenza dalla Corte di Cassazione con la sentenza 34013/2026, che rimette al centro il rapporto tra un uomo e la donna con cui aveva una storia extraconiugale.


La Corte cambia il perimetro del reato

Per i giudici, la convivenza non coincide per forza con l’abitare sotto lo stesso tetto. La natura extraconiugale del legame, spiegano, non esclude da sola la possibilità di riconoscere una forma di vita familiare. Proprio per questo il caso va rivalutato, perché la coabitazione è solo un elemento utile, non indispensabile.

Nel procedimento l’imputato era accusato di aver aggredito sia la moglie sia l’amante. Alle due donne sarebbero stati rivolti insulti, minacce di morte e percosse; nel caso della moglie, le violenze sarebbero avvenute anche davanti ai quattro figli minorenni. Nella relazione parallela, secondo gli atti richiamati, l’uomo avrebbe usato espressioni sessiste e degradanti, oltre a manifestare un forte controllo sulla compagna.

Chiedi a Readoo3 / 3 oggi

Fai una domanda su questo articolo o sul suo argomento: l'AI risponde in modo pertinente.


L’episodio in ospedale pesa sul giudizio

Tra i passaggi ritenuti significativi c’è quanto accaduto il 4 febbraio 2026. In quell’occasione l’uomo avrebbe voluto accompagnare l’amante a una visita medica e avrebbe aggredito un operatore sanitario, opponendosi al fatto che la donna fosse visitata senza la sua presenza. Per la Cassazione quel comportamento aiuta a ricostruire la natura del legame.

Il Riesame aveva invece escluso il reato, sostenendo che mancassero i segni di una convivenza vera e propria: niente abitazione comune stabile, nessuna quotidianità domestica, nessun progetto di vita condiviso. Ora la Suprema corte chiede di verificare di nuovo stabilità del rapporto, assistenza reciproca, intimità, eventuale condivisione di beni e attività, oltre al grado di controllo esercitato sulla vittima.

Ti è piaciuto? Condividilo

Continua a leggere