Violenza economica, solo il 39% riconosce la rinuncia alla promozione
La percentuale sale al 44% tra le donne e scende al 34% tra gli uomini secondo un’indagine Valore D
Solo il 39% degli italiani considera senza esitazioni una forma di violenza economica la richiesta al partner di rinunciare a una promozione. Il dato emerge dall’indagine dell’Osservatorio D, realizzata con SWG e presentata il 3 novembre alla Camera dei Deputati.
Tiqets
-6% sui musei da Tiqets
Il lavoro resta poco riconosciuto
La percentuale cambia in base al genere: il comportamento viene riconosciuto dal 44% delle donne e dal 34% degli uomini. Secondo la ricerca, proprio le condotte che incidono sulla vita professionale sono quelle più difficili da identificare come violenza.
Nessuno dei comportamenti legati al lavoro supera la soglia del 40%. Il 36% degli intervistati considera violento scoraggiare il partner dall’imparare nuove competenze, mentre circa una persona su tre riconosce come tale la pressione a ridurre l’orario lavorativo per dedicarsi alla famiglia.
Anche le spese nella zona grigia
Le incertezze non riguardano soltanto la carriera. Il 47% degli italiani non identifica con certezza come violenza l’obbligo imposto al partner di spiegare ogni acquisto o di esibire gli scontrini.
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La violenza economica è descritta come una delle forme meno visibili della violenza di genere: spesso non produce segni evidenti e raramente viene denunciata. Il nuovo volume della collana “Dal silenzio all’azione”, avviata da Valore D nel 2024, affronta il tema con la collaborazione di Global Thinking Foundation.
Il ruolo delle imprese
Il lavoro presentato alla Camera punta a fornire alle aziende strumenti per individuare i segnali di controllo economico e sostenere dipendenti e lavoratori che ne sono vittime. Il volume è stato illustrato durante l’incontro dedicato al riconoscimento e al contrasto della violenza economica nei luoghi di lavoro.
All’appuntamento hanno partecipato anche Martina Semenzato, presidente della Commissione parlamentare sul femminicidio, ed Eugenia Roccella, ministra per la Famiglia, le Pari Opportunità e la Natalità.
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