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Cronaca 3 min di lettura53 min fa

Vicenza, il vero allarme è la folla di giovanissimi online

L’episodio di Campo Marzo riapre una domanda scomoda: perché migliaia di minorenni seguono modelli fondati su ostentazione, denaro e provocazione?

Il punto più inquietante del caso Vucumpra non riguarda soltanto ciò che è accaduto sabato a Vicenza, ma il pubblico che si è radunato attorno a quell’appuntamento: una folla composta in larga parte da ragazzini, alcuni dei quali appena adolescenti. L’episodio di Campo Marzo ha così portato alla luce un fenomeno che le famiglie e gli adulti sembrano conoscere ancora solo in parte.


La domanda riguarda soprattutto i minori

Secondo le ricostruzioni circolate dopo l’accaduto, un incontro presentato come una sfida tra personalità del web sarebbe degenerato nell’assalto a un furgoncino. Alla base ci sarebbe stata anche l’attesa per un capo firmato promesso ai partecipanti. Il risultato è stato un episodio di forte disordine, lontano dalle tradizionali competizioni di danza urbana o dalle gare di improvvisazione musicale.

I video diffusi in rete mostrano infatti numerosi ragazzi molto giovani, indicativamente tra i 12 e i 14 anni, arrivati a Vicenza per prendere parte all’evento. Il dato più significativo non è soltanto la confusione generata, ma la facilità con cui un appuntamento nato sui social ha mobilitato minorenni provenienti da luoghi diversi.


Il successo costruito sui social

Hamza Messaf, conosciuto online come Il Vucumpra, ha 24 anni e una comunità digitale che, secondo il testo, raggiunge circa 500mila seguaci. La sua popolarità è cresciuta attraverso video caratterizzati da messaggi urlati, provocazioni e rappresentazioni legate a ricchezza, automobili di lusso, gioielli e banconote.

Nei suoi contenuti compaiono anche riferimenti ai contrasti culturali e alle differenze etniche. Il tema, però, non è l’origine di Messaf né il fatto che sia un italiano di seconda generazione: il nodo è il tipo di modello che viene percepito dai suoi giovani spettatori e il modo in cui quei messaggi vengono accolti.

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Un modello difficile da ignorare

Prima dell’episodio di Vicenza, molti adulti probabilmente non avevano mai sentito parlare di Il Vucumpra. Per migliaia di adolescenti, invece, il suo nome era già familiare grazie alla presenza quotidiana su TikTok, Instagram e YouTube. La distanza tra ciò che conoscono i genitori e ciò che seguono i figli rende evidente quanto il mondo digitale possa svilupparsi lontano dal controllo familiare.

La questione non è stabilire soltanto se quei contenuti siano provocatori o superficiali. Occorre chiedersi perché ostentazione, denaro facile e lusso riescano a esercitare una presa così forte su ragazzi ancora molto giovani. Anche l’immagine di un ventiquattrenne che mostra grandi quantità di banconote dovrebbe spingere gli adulti a interrogarsi sul messaggio trasmesso e sul desiderio di emulazione che può produrre.


La rete non è più uno sfondo

L’episodio di Campo Marzo mostra che i social non servono soltanto a intrattenere o a seguire personaggi lontani. Possono diventare il luogo in cui si organizzano raduni, si alimentano aspettative e si trasformano promesse virtuali in comportamenti collettivi nel mondo reale.

Per questo il caso Vucumpra non può essere liquidato come una semplice bravata. La responsabilità dei singoli resta centrale, ma altrettanto importante è capire perché tanti minorenni abbiano riconosciuto autorevolezza a quel tipo di comunicazione. Il problema, prima ancora di riguardare un singolo personaggio, investe gli adulti chiamati a comprendere meglio ciò che i ragazzi guardano, condividono e prendono come riferimento ogni giorno.

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