4.000Lettori online ora
Cronaca 3 min di lettura2 ott

Vestoso: "L’AI ci ruba creatività, difendiamo le idee

Il regista di “Peccato”, in arrivo il 2 ottobre su HBO Max, parla della serie con Emanuela Fanelli, del cinema italiano e dei rischi dell’intelligenza artificiale.

Per Valerio Vestoso la creatività ha bisogno di tempo, dubbi e persino di attese improduttive. Il regista, che non ha ancora compiuto 40 anni, considera l’intelligenza artificiale una minaccia per quelle capacità che l’essere umano ha costruito nel corso dei millenni. La sua riflessione arriva mentre si prepara a presentare “Peccato”, la serie ideata insieme a Emanuela Fanelli e disponibile dal 2 ottobre su HBO Max.


L’AI mette in crisi la creatività

Vestoso non nasconde la propria contrarietà all’uso dell’intelligenza artificiale nei processi creativi. A suo giudizio, in appena cinque anni questa tecnologia ha impoverito competenze sviluppate dall’uomo in un arco di tempo molto più lungo, compromettendo memoria, immaginazione e capacità di elaborazione.

“Molti capolavori sono figli anche di tanto tempo passato a guardare un muro aspettando un’idea che non arrivava”, ha osservato il regista. Per questo auspica che l’AI perda centralità e che il cinema torni a valorizzare soprattutto l’inventiva umana.


“Peccato” ha trovato finalmente casa

La serie nasce dall’idea di raccontare, con il linguaggio del falso documentario, il possibile declino di Emanuela Fanelli nei panni di un’attrice un tempo affermata. Il progetto ha richiesto anni di lavoro: il primo spunto risale al 2022, ma la scrittura e la produzione hanno incontrato diversi ostacoli prima dell’arrivo sullo schermo.

Vestoso ha spiegato che vari interlocutori hanno riconosciuto l’originalità dell’operazione, senza tuttavia assumersi il rischio di sostenerla. La svolta è arrivata con HBO, che ha accettato la proposta garantendo al gruppo una libertà creativa ritenuta dal regista non comune.

Il formato, secondo Vestoso, conserva una forte capacità satirica, ma richiede allo spettatore un certo impegno iniziale. Bisogna familiarizzare con le regole del racconto e accettare di stare al gioco; superato quel passaggio, il pubblico può lasciarsi coinvolgere, come il regista ha verificato anche durante la proiezione a Venezia.


Fanelli e la difesa delle idee

Il rapporto professionale tra Vestoso e Fanelli è cominciato quasi dieci anni fa, dopo la vittoria del regista al Premio Solinas con una sceneggiatura. Colpito dall’attrice dopo averla vista in “Dove è Mario?”, Vestoso l’ha coinvolta nel progetto. In seguito i due hanno lavorato insieme anche per “Una pezza di Lundini”, fino a sviluppare il progetto di “Peccato”.

Chiedi a Readoo3 / 3 oggi

Fai una domanda su questo articolo o sul suo argomento: l'AI risponde in modo pertinente.

Il regista attribuisce a Fanelli una lezione decisiva: difendere un’idea dalle pressioni esterne. Nel settore audiovisivo, produttori ed editori possono orientare un’opera verso soluzioni più facilmente vendibili, con il rischio di renderla ordinaria o di allontanarla dalla sua intuizione iniziale.

“Emanuela mi ha insegnato che le idee vanno tutelate”, ha raccontato Vestoso. Della collega apprezza anche l’empatia e l’attenzione ai rapporti umani, qualità che, a suo avviso, contribuiscono alla credibilità dell’artista tanto quanto il talento professionale.


Un cinema in cerca di coraggio

Parlando del panorama italiano, Vestoso vede un patrimonio significativo di autori, sceneggiature e proposte ancora da scoprire. Il problema, nella sua lettura, è la scarsa fiducia accordata a chi prova a percorrere strade meno prevedibili, mentre l’industria tende a riproporre formule già conosciute.

Il regista ritiene che anche gli interpreti abbiano bisogno di storie capaci di offrire loro nuove possibilità. Senza una maggiore apertura verso i talenti meno visibili, il lavoro rischia di diventare ripetitivo e di perdere la sorpresa che il pubblico cerca quando entra in sala.


Dalla noia alla macchina da presa

La passione di Vestoso è nata nella provincia campana degli anni Novanta, dove la noia lo ha spinto a cercare un modo per inventare il proprio tempo. Una videocassetta del padre è stata il primo strumento: durante un’estate ha iniziato a filmare qualunque cosa, trasformando quelle riprese in un esercizio quotidiano.

Sono arrivati poi i cortometraggi, presentati nei festival di diverse città italiane, fino alla trasformazione di quella passione in un lavoro. Oggi il regista vorrebbe concentrarsi sul cinema e sviluppare alcune storie per lungometraggi che conserva da anni.

Ti è piaciuto? Condividilo

Continua a leggere