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Cronaca 2 min di lettura1 ora fa

Vescica, la traccia da ascoltare: perché l’ematuria non va ignorata

Rossana Berardi richiama l’attenzione su diagnosi tempestiva, fattori di rischio e lavoro tra specialisti, mentre i dati dello studio Volga aprono nuove prospettive terapeutiche.

La gestione del tumore della vescica richiede fin dall’inizio il confronto tra più competenze. Urologo, oncologo e radioterapista devono contribuire alla valutazione del paziente per definire il percorso più adatto alla sua situazione clinica.

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Più specialisti per una scelta mirata

«La multidisciplinarietà fa parte dell’oncologia, ma in questa malattia assume un valore particolarmente importante», ha spiegato Rossana Berardi. La presidente eletta dell’Aiom, ordinaria di Oncologia all’Università Politecnica delle Marche e direttrice della Clinica Oncologica dell’Azienda ospedaliero universitaria delle Marche, ha sottolineato l’utilità di condividere le decisioni già dal momento della diagnosi.

Secondo Berardi, il coinvolgimento anticipato dell’oncologo può migliorare l’impostazione delle cure. L’analisi collegiale consente infatti di esaminare ogni caso nel dettaglio e di scegliere la strategia terapeutica più appropriata, evitando che le decisioni siano affidate a un solo ambito specialistico.


Prevenzione e controlli restano decisivi

Per il tumore della vescica non è previsto un programma di screening destinato a tutta la popolazione. Diventano quindi centrali la riduzione dei fattori di rischio, l’informazione ai cittadini e l’attenzione dei medici di medicina generale davanti a segnali sospetti.

Il fumo è indicato tra le principali cause predisponenti, insieme a determinate esposizioni legate all’attività lavorativa e all’ambiente. Berardi ha quindi invitato a non trascurare l’ematuria, anche quando la presenza di sangue nelle urine sembra occasionale o viene collegata a disturbi meno rilevanti.

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Un sintomo può anticipare la diagnosi

L’ematuria rappresenta il campanello d’allarme più comune. Proprio perché può essere attribuita ad altre condizioni, rischia però di non essere sottoposta agli accertamenti necessari, con la conseguenza di individuare la neoplasia quando è già localmente avanzata o in fase avanzata.

In Italia si contano circa 29mila nuove diagnosi ogni anno, sulla base dei dati Aiom-Airtum 2025. Circa 23mila casi interessano uomini: la malattia è dunque più diffusa nella popolazione maschile, pur potendo colpire entrambi i sessi.


Volga apre una nuova prospettiva

Il tema è stato affrontato a Madrid, durante il congresso Esmo 2026, in occasione della presentazione dei risultati dello studio di fase 3 Volga. La ricerca ha esaminato l’impiego di durvalumab nel periodo perioperatorio insieme a enfortumab vedotin in fase neoadiuvante nei pazienti con tumore della vescica muscolo-invasivo.

I dati hanno evidenziato una riduzione del 49% del rischio di recidiva e del 42% della probabilità di morte. Per Berardi, questi risultati mostrano anche quanto l’oncologo possa inserirsi sempre più presto nel percorso assistenziale, rafforzando la necessità di una valutazione integrata tra le diverse figure coinvolte.

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