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Cronaca 3 min di lettura5 giorni fa

Vassallo, il giudice smonta il racconto del pentito: assoluzione per Ridosso

Le motivazioni depositate a Salerno contestano pezzo per pezzo la versione di Romolo Ridosso, ritenuta poco credibile e decisiva per il via libera ad altri filoni d’indagine.

La partita giudiziaria sull’omicidio di Angelo Vassallo si è ristretta attorno alla tenuta del racconto di Romolo Ridosso. Per Giovanni Rossi, giudice di Salerno, quelle dichiarazioni non reggono: sono state considerate talmente fragili da portare all’assoluzione del collaborante dalla contestazione di concorso nel delitto del sindaco pescatore di Pollica.

Le motivazioni, depositate dopo la decisione arrivata a giugno con rito abbreviato, occupano 60 pagine e mettono in discussione il cuore della collaborazione resa dal pentito. L’impianto accusatorio, secondo il magistrato, non sarebbe sostenuto da un quadro coerente, e per questo la procura valuta l’impugnazione.


Le motivazioni che pesano sugli altri filoni

L’ufficio guidato da Raffaele Cantone non ha ancora chiuso la porta al ricorso. Il procuratore di Salerno ha spiegato che la sentenza verrà esaminata con attenzione prima di scegliere come procedere: «Siamo orientati a impugnare questa sentenza», ha detto ieri nel corso di una conferenza stampa.

Il punto non riguarda solo Ridosso. Se l’assoluzione dovesse diventare definitiva, potrebbero indebolirsi anche altri procedimenti costruiti proprio grazie alle sue ammissioni, sia accusatorie sia autoaccusatorie. Il collaborante, nato a Castellammare di Stabia e tra i fondatori dell’omonimo clan attivo a Scafati, aveva riaperto un capitolo che sembrava chiuso da anni.

Per il giudice, però, la credibilità del suo resoconto è compromessa. In particolare vengono presi di mira gli interrogatori del 24 e 25 marzo 2025, durante i quali Ridosso ha sostenuto di aver agito in accordo con Giuseppe Cipriano e non di essere caduto in una trappola costruita per orientare le indagini.


I punti che il giudice considera incoerenti

Tra le incongruenze segnalate c’è quella del presunto sopralluogo del 3 settembre 2010. Ridosso ha ammesso di avervi partecipato con Cipriano e di aver coinvolto anche il figlio Salvatore, ma per il magistrato questa versione non convince: risulta difficile spiegare, osserva il provvedimento, perché avrebbe esposto un familiare a un’azione preparatoria di un omicidio.

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Un altro passaggio ritenuto debole riguarda le telecamere. Nel primo giorno di interrogatorio il collaborante aveva detto che il controllo serviva a verificare la presenza di impianti di videosorveglianza e che, di fatto, l’area era libera; il giorno successivo ha invece riferito il contrario, sostenendo che le telecamere c’erano. Su questo punto il giudice parla di un racconto costruito in modo tardivo.

La contestazione più netta arriva però sul presunto accordo criminoso. Secondo Rossi, non emerge un’intesa vera e propria con Cipriano, ma soltanto una manifestazione di intenti che non sarebbe punibile da sola. Da qui il passaggio più pesante: il magistrato ritiene che Ridosso abbia sostanzialmente inventato l’episodio raccontato soltanto il 25 marzo 2025, dopo aver parlato a lungo il giorno precedente senza mai accennare a un suo coinvolgimento diretto.


La cifra da 50.000 euro e la difesa

Anche il capitolo economico viene giudicato poco affidabile. Ridosso aveva sostenuto che i 50.000 euro promessi da Cipriano per la gambizzazione di Vassallo fossero poi destinati a Lazzaro Cioffi per organizzare e portare a termine l’omicidio. Il giudice, però, richiama la singolare coincidenza con la stessa somma indicata dallo stesso collaborante nelle dichiarazioni del 2022 come denaro passato a Cioffi, e poi eventualmente a Fabio Cagnazzo, per coordinare il delitto e la successiva copertura investigativa.

Su queste basi, il pm della Dda Elena Guarino aveva chiesto una condanna a 7 anni e 4 mesi. L’esito invece è stato opposto: assoluzione per Ridosso, mentre per il colonnello Fabio Cagnazzo resta un proscioglimento già firmato dallo stesso giudice, impugnato dalla Dda di Salerno, con udienza fissata per il 12 novembre. Per Giuseppe Cipriano, detto Peppe Odeon, il processo con rito ordinario comincerà il 2 novembre insieme all’ex brigadiere dei carabinieri Lazzaro Cioffi.

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