Ustica, il mistero dei radar: cosa manca ancora alla verità
Da Solenzara alle portaerei nel Tirreno, le domande rivolte a Parigi restano senza risposta mentre le inchieste italiane cercano il tassello decisivo.
Quarantasei anni dopo la caduta del DC-9 Itavia, alcuni degli elementi considerati centrali per ricostruire quella notte restano ancora fuori portata degli investigatori italiani. Le richieste alla Francia riguardano radar, portaerei, caccia e attività della base di Solenzara: documenti che potrebbero aiutare a chiarire cosa accadde il 27 giugno 1980 al largo di Ustica.
A indicare una possibile responsabilità francese nell'abbattimento sono stati, in tempi diversi, Francesco Cossiga e Giuliano Amato. L'ultima inchiesta, affidata al pm Antonio Clemente, attende ora di capire se i nuovi atti annunciati da Parigi contengano finalmente l'informazione mancante.
Parigi non ha sciolto i nodi
Le autorità italiane sollecitano chiarimenti dalla Francia almeno dal 1990. In sei anni, il giudice istruttore Rosario Priore rivolse undici richieste senza ottenere risposte complete sui principali interrogativi legati alla distruzione del velivolo.
Tra i materiali richiesti figurano le registrazioni radar della zona dello schianto, la collocazione delle portaerei Clemenceau e Foch e i piani di volo dei caccia francesi diretti verso la Libia. Un altro punto riguarda LL004, una traccia definita “amica” e rilevata dal radar di Poggio Ballone, in provincia di Grosseto, in corrispondenza della base francese di Solenzara, in Corsica.
Nel 1996 gli inquirenti chiesero inoltre di identificare altri aerei collegati a tre tracce radar, rimaste senza una spiegazione definitiva. Le richieste furono riprese tra il 2010 e il 2014 dal pm Erminio Amelio, che domandò i giornali di bordo delle due portaerei, le rotte seguite, i tracciati radar, i registri dei transiti e le informazioni sul personale presente a Solenzara.
La base corsa e le portaerei
Un quesito specifico riguardava la partecipazione francese all'esercitazione Demon Jam V, prevista nel luglio 1980. Per la procura italiana, la base corsa sarebbe rimasta operativa oltre le 17, mentre Parigi ha sempre negato questa circostanza.
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A sostenere la presenza di una nave francese nel Tirreno furono anche alcuni testimoni, compresi ex militari. La loro ricostruzione rappresenta un ulteriore elemento che, secondo gli investigatori, non sarebbe stato adeguatamente chiarito dalla Francia.
La notte della tragedia, però, non sarebbe stata coinvolta soltanto l'aviazione francese. Secondo le conclusioni di Priore, nell'area del DC-9 si svolse uno scontro aereo al quale avrebbero preso parte anche velivoli statunitensi e della Nato. A Napoli si trovava infatti la portaerei Saratoga, mentre nei tabulati di Ciampino sarebbero rimaste tracce riconducibili all'attività dell'Alleanza.
Due scenari ancora contrapposti
Una delle ricostruzioni ipotizza un'operazione internazionale degenerata: l'obiettivo sarebbe stato abbattere un Mig libico che volava sfruttando la copertura del DC-9. Il caccia potrebbe essere quello ritrovato successivamente sulla Sila.
Resta in campo anche la tesi della bomba collocata a bordo dell'aereo, sostenuta ancora oggi dall'ex ministro Carlo Giovanardi. Secondo questa versione, l'ordigno sarebbe stato introdotto da presunti terroristi palestinesi.
La magistratura dovrà quindi verificare se i documenti promessi dalla Francia possano confermare o smentire gli elementi raccolti negli anni. Per Clemente, l'eventuale arrivo di quei materiali potrebbe fornire la chiave per affrontare il punto più controverso della strage di Ustica.
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