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Cronaca 3 min di lettura3 giorni fa

Università, meno libri e più slide: il prezzo lo paga il pensiero critico

Un’indagine su 463 docenti in 34 atenei segnala l’allontanamento dai manuali e mette in luce un calo di analisi, collegamenti e comprensione dei testi complessi.

Molti studenti arrivano all’appello con pochi manuali aperti e una lunga scia di riassunti, presentazioni e appunti. Il risultato, secondo i docenti universitari, è una preparazione più fragile: si legge meno in profondità e si fatica di più a mettere insieme i contenuti.

Il tema è emerso a Roma durante il convegno “Dal sapere fragile al sapere critico. Editoria universitaria, qualità e innovazione”, promosso da Aie. L’indagine di Talents Venture per l’Associazione Italiana Editori ha coinvolto 463 professori di prima e seconda fascia di 34 atenei italiani.


I manuali resistono, ma non entrano in aula

Per gli insegnanti universitari il passaggio è netto: in pochi anni sono cambiate le abitudini di studio. L’83% degli intervistati dice di aver notato, negli ultimi tre-cinque anni, una trasformazione evidente nel modo in cui gli studenti preparano gli esami.

A crescere sono i materiali brevi e semplificati. Le slide usate a lezione risultano il supporto più frequente, indicate dal 69% dei docenti; gli appunti seguono al 52%. I testi segnalati come obbligatori o consigliati, invece, vengono consultati meno di un tempo, mentre aumenta la difficoltà nel confrontarsi con libri lunghi o complessi.


Il divario tra utilità e lettura reale

Il quadro appare ancora più contraddittorio se si guarda al giudizio espresso sugli strumenti didattici. L’88% dei professori considera i manuali tra le risorse più efficaci per insegnare e apprendere. Nel 50% dei casi sono richiesti per sostenere l’esame, mentre nel 45% vengono indicati come letture consigliate.

Eppure solo il 17% ritiene che i materiali editoriali progettati per l’università siano davvero molto letti dagli studenti. Si apre così una distanza marcata tra ciò che serve per costruire una preparazione solida e ciò che, nei fatti, viene davvero utilizzato per affrontare la prova finale.


Analisi e collegamenti in sofferenza

Secondo il 68% dei docenti, il calo nella lettura integrale dei manuali è una delle cause principali delle criticità osservate oggi. Il problema non riguarda soltanto quante nozioni vengono memorizzate, ma soprattutto il modo in cui vengono elaborate.

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Nel dettaglio, il 41% segnala un indebolimento della capacità di analisi e del ragionamento critico. Il 28% parla di una preparazione più superficiale e centrata sulle nozioni, mentre il 24% nota difficoltà nel collegare temi diversi. Per il 19%, infine, gli studenti incontrano ostacoli perfino nella comprensione dei concetti di base.


L’editoria chiede regole e tutela

La questione è stata discussa anche sul piano del sistema. Aie ha riunito nel capoluogo laziale rappresentanti di istituzioni, politica, università ed editoria, mettendo al centro il ruolo del libro accademico in un contesto di apprendimento sempre più rapido e frammentato.

Maurizio Messina, presidente del gruppo Accademico Professionale di Aie, ha sottolineato che non basta offrire contenuti rapidi o facili da consultare: servono materiali affidabili, controllati e ordinati in percorsi di studio strutturati. Ha anche definito l’editoria universitaria un punto d’incontro tra ricerca, didattica e impresa.

Alla riduzione dell’uso dei manuali, secondo Messina, si somma il capitolo della pirateria, che avrebbe superato in valore l’intero mercato del settore. Da qui l’appello a una collaborazione più stretta tra editori, atenei, istituzioni e mondo produttivo, per garantire l’accesso ai materiali e insieme proteggere la produzione di contenuti autorevoli.

La posta in gioco, in fondo, va oltre il destino del libro universitario. Se la preparazione si riduce sempre più a slide e riassunti, resta aperta una domanda decisiva: quali competenze riuscirà davvero a formare l’università italiana.

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