Ustica, la Francia apre gli archivi: la Procura cambia rotta
La disponibilità di Parigi sui documenti della strage spinge i pm romani a rinunciare all’archiviazione delle due inchieste ancora aperte
La presidente dell’Associazione dei Parenti delle Vittime della Strage di Ustica, Daria Bonfietti, considera la nuova disponibilità francese un risultato concreto nella ricerca della verità. «È un grande risultato», ha detto, ricordando come per anni abbia sostenuto che, di fronte agli ostacoli giudiziari, un intervento della politica potesse riaprire la strada alla collaborazione internazionale.
Il governo aveva già cambiato posizione
Bonfietti ha ricostruito anche il passaggio politico che ha preceduto la svolta. A giugno aveva parlato con la presidente del Consiglio Giorgia Meloni, chiedendo che l’Avvocatura dello Stato si opponesse alla chiusura delle indagini, al pari dell’associazione dei familiari.
Secondo quanto riferito dalla presidente, il sottosegretario Alfredo Mantovano avrebbe poi dato indicazioni in questa direzione. Il 27 giugno il Governo, attraverso l’Avvocatura dello Stato, ha quindi formalizzato l’opposizione alla richiesta di archiviazione. «Si devono pretendere altre risposte dalla Francia, dall’America, dalla Nato perché non si può aspettare ancora», ha ribadito Bonfietti durante una conferenza stampa.
Parigi mette a disposizione nuovi atti
La svolta è arrivata con una comunicazione inviata dall’ambasciata francese alla Farnesina il 21 settembre, a pochi giorni dall’udienza davanti al gip di Roma. Parigi ha manifestato la volontà di consegnare a Roma la documentazione disponibile sulla tragedia del 27 giugno 1980, costata la vita a 81 persone.
Tra le carte potrebbero esserci materiali del ministero della Difesa francese collegati alle rogatorie inoltrate in passato dai magistrati italiani. Il materiale coprirebbe un periodo che va dal 1981 ai primi anni ’90. La Francia, inoltre, avrebbe assicurato di poter valutare anche eventuali ulteriori richieste provenienti dall’autorità giudiziaria italiana.
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Le indagini restano aperte
La comunicazione diplomatica è transitata dalla Farnesina alla Presidenza del Consiglio e, successivamente, agli uffici del ministero della Giustizia di via Arenula. Da lì è stata trasmessa alla Procura di Roma, dove il procuratore Francesco Lo Voi coordina gli accertamenti.
I pm depositeranno la nota all’udienza del 30 settembre e ritireranno la richiesta di archiviazione presentata nel marzo del 2025. Il provvedimento riguardava due procedimenti contro ignoti: il primo, avviato nel 2008 dopo le dichiarazioni dell’ex presidente della Repubblica Francesco Cossiga; il secondo, aperto nel 2022 in seguito all’esposto dell’Associazione per la verità su Ustica sul disastro del Dc-9 Itavia precipitato nel mar Tirreno.
Il nodo della battaglia aerea
Per la Procura, l’ipotesi investigativa principale continua a essere quella di un combattimento nei cieli, mentre la possibilità di una bomba collocata sull’aereo è stata esclusa. La nuova documentazione francese potrebbe contribuire a chiarire la posizione della flotta di Parigi nel Mediterraneo e i dati radar registrati durante quella notte.
Uno degli elementi già raccolti è la testimonianza di Giovanbattista Sparla, allora addetto dell’Aeronautica militare. Secondo il supertestimone, il velivolo civile sarebbe stato coinvolto nello scontro tra mezzi statunitensi e libici e colpito per errore da un missile. Tre anni fa anche l’ex presidente del Consiglio Giuliano Amato aveva indicato una responsabilità francese, parlando di un’azione diretta contro Muammar Gheddafi con il coinvolgimento degli americani e degli altri protagonisti della guerra aerea nei cieli italiani.
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