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Cronaca 3 min di lettura34 min fa

Diabete, 20 secondi di voce per stimare il rischio: cosa emerge

Un modello di intelligenza artificiale ha analizzato brevi registrazioni vocali e ha distinto i livelli di rischio, ma dovrà essere ancora validato prima dell’impiego clinico.

Venti secondi di parlato potrebbero offrire una prima indicazione sul rischio di diabete di tipo 2. È il risultato di uno studio presentato al congresso annuale dell’Associazione europea per lo studio del diabete, in corso a Milano fino al 2 ottobre: un modello di intelligenza artificiale ha esaminato brevi registrazioni vocali, mostrando una capacità di classificazione ritenuta potenzialmente utile per lo screening.

Il sistema non è pensato per sostituire gli esami del sangue. L’eventuale impiego futuro sarebbe piuttosto quello di selezionare le persone da sottoporre ad accertamenti, rendendo più semplice raggiungere chi oggi non effettua i controlli previsti.


Un risultato promettente, ma non definitivo

Nella prima valutazione sono state analizzate le registrazioni di 7.319 adulti residenti nel Regno Unito. Il campione comprendeva il 67% di donne, il 45,8% di persone con almeno 40 anni e 217 partecipanti che avevano dichiarato di avere il diabete di tipo 2. Nel’80% dei casi, il modello ha attribuito un punteggio di rischio maggiore a chi aveva riferito la diagnosi rispetto a chi non l’aveva segnalata.

Le prestazioni sono rimaste sostanzialmente buone al variare di sesso ed età. Gli autori hanno però rilevato risultati meno favorevoli nelle registrazioni di partecipanti neri, probabilmente anche per il numero limitato di persone di questo gruppo con diabete dichiarato. L’accuratezza è diminuita inoltre in presenza di malattie cardiache, ipertensione e obesità, condizioni che possono accompagnare il diabete e produrre modifiche vocali simili.


Come funziona l’analisi della voce

Il modello è stato sviluppato da Thymia, sotto la guida di Roseline Polle ed Elisa Brann, insieme a ricercatori della Rmit University of Melbourne. Per addestrarlo sono stati utilizzati 63.283 campioni vocali raccolti da 21.129 persone nel Regno Unito e negli Stati Uniti, che avevano indicato se avessero ricevuto o meno una diagnosi di diabete.

Le registrazioni, effettuate a distanza, duravano 20 secondi e consistevano nella lettura di una favola di Esopo. L’idea nasce da ricerche precedenti, secondo cui il diabete di tipo 2 potrebbe essere associato a una voce più roca o ruvida e a una minore capacità di coordinare respiro e voce durante il dialogo.

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Il confronto con l’emoglobina glicata

Una seconda analisi ha riguardato 801 partecipanti che avevano eseguito a domicilio il test dell’emoglobina glicata, o HbA1c, entro tre mesi dalla registrazione. Questo esame misura la concentrazione media dello zucchero nel sangue nei due o tre mesi precedenti ed è utilizzato per individuare il diabete di tipo 2 e il prediabete.

In questo gruppo, il modello ha assegnato un rischio più alto alle persone con diabete nel 75% dei casi. La sensibilità è stata dell’82%, mentre i falsi positivi hanno raggiunto il 47%. L’intelligenza artificiale ha inoltre separato i partecipanti in fasce di rischio bassa, media e alta sulla base dei risultati dell’emoglobina glicata: nessuno tra quelli classificati a basso rischio presentava valori compatibili con diabete o prediabete.


Un possibile filtro prima degli esami

Secondo i ricercatori, l’analisi vocale potrebbe essere utilizzata dai medici di base come strumento preliminare, in attesa di ulteriori verifiche cliniche. Le persone risultate più esposte al rischio potrebbero quindi essere indirizzate agli esami del sangue necessari per confermare o escludere la diagnosi.

La necessità di strumenti aggiuntivi nasce anche dal numero di casi non riconosciuti. Nel Regno Unito, spiegano gli autori, circa il 30% delle persone con diabete non sa di avere la malattia; inoltre, solo il 40,4% degli adulti che ne avrebbero diritto partecipa ai controlli sanitari quinquennali offerti agli ultraquarantenni. Giedrė Čepukaitytė, ricercatrice di Thymia, ha definito il lavoro il più ampio studio condotto finora in condizioni reali sullo screening vocale del diabete di tipo 2 e ha sottolineato che un campione potrebbe essere raccolto al telefono o tramite un’applicazione. Gli autori ribadiscono comunque che questa tecnologia dovrebbe affiancare, non rimpiazzare, la verifica attraverso gli esami ematici.

ℹ️ Le informazioni contenute in questo articolo hanno scopo puramente informativo e non sostituiscono il parere del medico. Per qualsiasi dubbio sulla tua salute rivolgiti al tuo medico di fiducia.

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