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Cronaca 3 min di lettura5 giorni fa

Unabomber, il lato oscuro del genio: il film ora su Netflix

Il thriller di Janus Metz ripercorre la trasformazione di Ted Kaczynski, dagli anni ad Harvard alla fuga nel Montana e alla cattura dell’FBI.

A colpire nel film non è soltanto la caccia al responsabile degli attentati, ma il legame tra le parole di un manifesto e la mente dell’uomo che lo ha scritto. Unabomber, disponibile su Netflix, alterna infatti l’indagine degli anni Novanta ai ricordi della giovinezza di Ted Kaczynski, matematico brillante e ragazzo incapace di sentirsi parte del mondo che lo circonda.


Il manifesto diventa una pista decisiva

La storia segue due periodi distinti. Nel 1958 Kaczynski, appena sedicenne, entra ad Harvard grazie alle sue eccezionali doti matematiche: è molto avanti negli studi, ma vive con disagio i rapporti sociali e la distanza dai coetanei.

Nello stesso ambiente universitario conosce Henry Murray, professore interpretato da Russell Crowe. Il giovane viene coinvolto in prove psicologiche fondate sulla pressione emotiva, sulle aggressioni verbali e sul controllo mentale. Il rapporto con il docente diventa così uno dei nodi centrali del racconto.

La seconda linea narrativa porta agli anni Novanta, quando l’FBI tenta di dare un volto all’autore di una serie di bombe destinate soprattutto a università, compagnie aeree e realtà legate alla tecnologia. La svolta arriva nel 1995, con la diffusione del manifesto “La società industriale e il suo futuro”.


La mente dietro gli attentati

Per gli investigatori il testo non rappresenta soltanto una rivendicazione ideologica. Il vocabolario e la costruzione delle frasi offrono elementi utili per restringere la ricerca, mentre il fratello David riconosce nel documento tratti compatibili con il modo di pensare e scrivere di Ted.

L’indagine conduce infine al capanno nel Montana dove Kaczynski vive isolato, senza elettricità. Il film concentra l’attenzione anche sul contrasto tra il ragazzo chiuso e spaesato di Harvard e l’uomo che, anni dopo, costruisce ordigni lontano dalla società e cerca di colpirne i simboli.

La pellicola, diretta da Janus Metz, non presenta una spiegazione definitiva della violenza di Kaczynski. Ricostruisce invece fratture personali, insofferenze e ossessioni legate al progresso tecnologico, lasciando emergere una figura contraddittoria più complessa della semplice immagine del criminale.

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Dalla carriera accademica al Montana

Kaczynski fu un matematico statunitense. Dopo una breve esperienza nel mondo universitario abbandonò la carriera accademica e si stabilì in un piccolo rifugio del Montana, da cui portò avanti una campagna di attentati tra il 1978 e il 1995.

Nel corso di 16 anni preparò 15 attacchi, causando due morti e 23 feriti. Gli ordigni venivano spediti oppure posizionati contro obiettivi riconducibili soprattutto alle università, al trasporto aereo e all’innovazione tecnologica.

L’arresto avvenne nel 1996, proprio nel suo rifugio. In seguito Kaczynski fu condannato all’ergastolo e si suicidò nel 2023. Il film racconta dunque sia l’operazione investigativa sia il percorso del giovane prodigio prima della trasformazione in attentatore.


Gli interpreti al centro del racconto

Jacob Tremblay veste i panni del Kaczynski adolescente e ne rappresenta l’isolamento, il talento e la difficoltà a trovare un posto tra gli altri. Russell Crowe interpreta invece Murray, una presenza insieme autorevole, affascinante e inquietante, capace di rendere ambiguo il rapporto tra professore e studente.

Nel cast c’è anche Shailene Woodley, che interpreta l’agente Joanne Miller, membro della squadra incaricata di identificare Unabomber. Il personaggio analizza il manifesto pubblicato dal Washington Post e dal New York Times e individua per primo il casolare nascosto nei boschi in cui Kaczynski aveva vissuto per circa vent’anni.

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