Un frammento e una promessa: Cheri torna sulle tracce dello zio
«Le conseguenze di un conflitto non finiscono quando tacciono le armi».
«Le conseguenze di un conflitto non finiscono quando tacciono le armi». È il significato che Vincenzo Pellegrino, presidente dell’Associazione Salerno 1943, attribuisce al viaggio di Cheri Stewart: dalla Pennsylvania fino all’Italia per ritrovare il punto in cui morì lo zio, caduto durante la guerra a soli vent’anni.
Una memoria custodita per decenni
La partenza di Cheri è maturata dopo la scomparsa del fratello, che aveva dedicato gran parte della propria vita a raccogliere documenti e informazioni su Charles M. Stewart. Quel lavoro ha permesso di mantenere vivo il ricordo dell’aviatore, mentre il padre della donna aveva preferito non parlare della tragedia, sopraffatto dal dolore.
Con la morte del fratello, Cheri ha sentito di dover proseguire quella ricerca familiare. Il viaggio a Salerno è diventato così un modo per avvicinarsi concretamente alla storia di un giovane partito per il fronte e mai rientrato negli Stati Uniti.
Sulla collina riaffiora un reperto
A guidarla tra i rilievi salernitani sono stati i volontari dell’Associazione Salerno 1943, impegnati da anni nello studio dell’Operazione Avalanche attraverso archivi militari, testimonianze e oggetti recuperati sul territorio.
Durante l’escursione, la ricerca ha avuto un esito inatteso: nascosto nella vegetazione è comparso un frammento metallico compatibile con il bombardiere B-17. Il ritrovamento è avvenuto proprio nel giorno in cui una familiare di Stewart è tornata sul luogo della tragedia.
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Il B-17 colpito durante il rientro
Il velivolo stava tornando da una missione sugli aeroporti di Foggia quando fu attaccato dalla contraerea e dai caccia dell’Asse. Due propulsori smisero di funzionare e i danni riportati costrinsero il comandante Bernard B. Pasero a ordinare l’abbandono dell’aereo.
I dieci membri dell’equipaggio si lanciarono in tempi differenti. Stewart, che operava come mitragliere laterale, arrivò a terra con gravi ferite alle gambe e morì il giorno dopo. Dopo una prima sepoltura nel cimitero di Sant’Angelo dei Lombardi, i suoi resti furono trasferiti negli Stati Uniti nel 1952.
La storia ricostruita dagli studiosi
La vicenda dell’aereo è stata approfondita da Matteo Pierro, referente storico dell’Associazione Salerno 1943 e autore del volume Salerno 1943. Gli aviatori, le storie ed i ritrovamenti dell’Operazione Avalanche. Nel lavoro sono stati coinvolti anche Luigi Fortunato e Gigino Vitolo, abitante della frazione situata ai piedi della collina.
Per Pellegrino, la presenza di Cheri dimostra che quella fase della guerra continua a lasciare tracce nelle famiglie, anche a grande distanza e a più di ottant’anni dagli eventi. La conservazione di testimonianze, nomi e reperti, ha aggiunto, permette di legare la memoria di quelle vittime al valore della pace.
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