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Cronaca 3 min di lettura1 ott

Tumori urologici, 87mila casi: la cura cambia con il paziente

A Torino gli specialisti discutono di prevenzione, intelligenza artificiale, qualità della vita e nuove strategie per rendere le terapie più mirate.

La sfida non riguarda soltanto il trattamento del tumore, ma anche la capacità di adattare diagnosi e terapie alle caratteristiche di ogni persona. Per le neoplasie di prostata, vescica, rene e testicolo, in Italia si contano circa 87mila nuove diagnosi all’anno: un quadro molto vario, influenzato dall’età della popolazione e, in alcuni casi, da fattori modificabili come il fumo.


Cure più mirate, senza perdere la qualità

Il tema della personalizzazione sarà centrale nel 36esimo Congresso nazionale della Società italiana di uro-oncologia, in programma a Torino da oggi fino a sabato. Oltre 250 specialisti si confrontano sulle più recenti evidenze scientifiche relative ai tumori dell’apparato genitourinario, con attenzione anche agli strumenti capaci di integrare dati clinici, immagini, caratteristiche patologiche e informazioni molecolari.

Tra le prospettive allo studio c’è l’analisi del Dna tumorale circolante attraverso un semplice prelievo di sangue. In situazioni selezionate, questo esame potrebbe aiutare a seguire l’evoluzione della malattia o a riconoscere specifiche alterazioni, ma la sua reale utilità deve ancora essere definita per ogni singola indicazione. Anche l’intelligenza artificiale può sostenere la lettura delle immagini radiologiche e l’analisi anatomo-patologica, purché sia sottoposta a verifiche indipendenti e non sostituisca la valutazione dei medici.


Il nodo irrisolto della diagnosi precoce

Una delle sessioni del congresso è dedicata alla prevenzione. Rolando Maria D’Angelillo, presidente della Società italiana di uro-oncologia, ha ricordato che i risultati dipendono dal tipo di neoplasia e dalla fase in cui viene individuata, sottolineando la necessità di rafforzare la prevenzione primaria e di proporre percorsi precoci quando appropriato.

Per il tumore della prostata, che supera le 40mila diagnosi annue, non esiste un programma nazionale organizzato rivolto alla popolazione. Il Psa può essere valutato dopo un confronto informato con il medico, mentre, se emergono elementi da approfondire, può essere presa in considerazione una risonanza magnetica multiparametrica prima della biopsia. Secondo Giovanni Pappagallo, vicepresidente della società scientifica, un controllo basato soltanto sul Psa e offerto indistintamente a tutti gli uomini aumenterebbe il rischio di sovradiagnosi e trattamenti non necessari.

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L’obiettivo indicato dagli specialisti è quindi concentrarsi sulle forme clinicamente rilevanti e sulle persone più esposte, per esempio in presenza di familiarità o di mutazioni ereditarie come quella del gene Brca2. D’Angelillo ha aggiunto che l’esame dovrebbe seguire criteri condivisi con la medicina generale, legati a età, condizioni concomitanti, rischio individuale e preferenze del paziente.


La sessualità entra nel percorso di cura

L’allungamento della sopravvivenza e, in alcuni casi, la guarigione rendono sempre più importante valutare ciò che accade dopo il trattamento. Alberto Lapini, coordinatore della Siuro Academy, ha spiegato che la sessualità riguarda sia gli uomini sia le donne e coinvolge spesso l’intera coppia, non soltanto il singolo paziente.

La chirurgia robotica per il carcinoma prostatico e gli interventi meno demolitivi per alcuni tumori della vescica possono contribuire, quando le condizioni lo consentono, a preservare la funzione sessuale. Anche radioterapia e terapie sistemiche possono però comprometterla: per questo l’équipe dovrebbe informare sui possibili effetti, proporre percorsi riabilitativi con farmaci adeguati e garantire, quando necessario, un sostegno psicologico rivolto alla coppia.

Pappagallo ha richiamato inoltre la responsabilità del gruppo curante nel discutere in anticipo le conseguenze dei trattamenti, ascoltare le priorità individuali e accompagnare la persona durante e dopo le cure. La tutela delle funzioni sessuali viene così considerata una parte della qualità della vita, insieme agli esiti strettamente oncologici.

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