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Cronaca 3 min di lettura1 ora fa

Tumore dell’endometrio, sacituzumab riduce il rischio di morte

A Madrid presentati due studi internazionali: benefici anche per pazienti con alterazioni del sistema di riparazione del Dna

Il sacituzumab tirumotecan ha ridotto del 32% il rischio di morte nelle pazienti con carcinoma endometriale avanzato già sottoposte ad altre cure. I risultati arrivano insieme a quelli di un secondo studio sull’immunoterapia senza chemioterapia.

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Immunoterapia per alcune pazienti

Il congresso ESMO di Madrid ha mostrato anche i risultati dello studio Keynote-C93/Gog-3064/Engot-en15, dedicato al pembrolizumab somministrato da solo. La ricerca ha riguardato donne con malattia avanzata o tornata dopo il trattamento e con un’alterazione del sistema di riparazione degli appaiamenti errati del Dna, indicata con la sigla dMmr.

Sandro Pignata, coordinatore europeo della ricerca e direttore dell’Oncologia medica del Dipartimento di Uro-ginecologia dell’Irccs Fondazione Pascale di Napoli, ha spiegato che circa una paziente su quattro presenta questa caratteristica biologica. «Questi risultati evidenziano il potenziale di un approccio senza chemioterapia per alcune pazienti con carcinoma dell’endometrio dMmr avanzato o recidivante», ha detto, sottolineando anche il vantaggio osservato nella qualità di vita.


I risultati del pembrolizumab

Dopo 36 mesi di osservazione, il tempo mediano senza peggioramento della malattia è arrivato a 38 mesi con pembrolizumab, contro gli 8 mesi registrati tra le pazienti trattate con la chemioterapia. Il trattamento immunoterapico ha quindi abbassato del 43% la probabilità di progressione o decesso.

Alla stessa distanza temporale, era viva il 70% delle pazienti che avevano ricevuto pembrolizumab, rispetto al 62% di quelle sottoposte alla chemioterapia. Pignata ha ricordato che oggi l’approccio più utilizzato combina immunoterapia e chemioterapia, con successivo mantenimento immunoterapico, ma non tutte le pazienti possono affrontare la chemioterapia. Ha inoltre definito rilevante il coordinamento internazionale italiano dei due lavori da parte di ricercatori del gruppo Mito.

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Il farmaco diretto contro Trop2

L’altro lavoro, denominato TroFuse-005, ha esaminato il sacituzumab tirumotecan, un anticorpo farmaco-coniugato sperimentale rivolto contro Trop2. La sperimentazione ha coinvolto 776 donne in 242 centri distribuiti in 31 Paesi: tutte avevano già ricevuto chemioterapia a base di platino e farmaci immunoterapici diretti contro PD-1 o PD-L1.

Rispetto a doxorubicina o paclitaxel, il nuovo trattamento ha portato la sopravvivenza complessiva mediana a 19 mesi, contro i 12 mesi osservati con la chemioterapia. Il rischio di progressione o morte è diminuito del 41%: il periodo mediano senza peggioramento è stato di 7,2 mesi, contro 3,9 mesi. Anche la percentuale di pazienti con una risposta è salita dal 17% al 35%.

Domenica Lorusso, responsabile principale dello studio e direttrice del programma di Ginecologia oncologica dell’Irccs Humanitas San Pio X, ha osservato che il sacituzumab tirumotecan è il primo anticorpo farmaco-coniugato anti-Trop2 a dimostrare un aumento della sopravvivenza complessiva in questo tipo di tumore, rispetto alla chemioterapia, all’interno di una sperimentazione internazionale di terza fase. Secondo la specialista, il lavoro ha evidenziato anche risposte più frequenti e più durature.

Il carcinoma dell’endometrio è il quarto tumore diagnosticato più spesso nelle donne in Italia, con circa 8.650 nuovi casi stimati nel 2024. Lorusso ha inoltre segnalato che sia l’incidenza sia la mortalità della malattia stanno aumentando a livello mondiale e che i risultati potrebbero modificare le cure per le pazienti già trattate con platino e immunoterapia.

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