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Cronaca 1 min di lettura42 min fa

Youssef Siher sceglie il silenzio davanti alla gip

I pm chiedono la custodia cautelare: temono nuovi messaggi, reiterazione dei reati e una fuga all’estero.

Youssef Siher non ha risposto alle domande della gip Tiziana Landoni nel carcere milanese di San Vittore.

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Le accuse della procura

Secondo i magistrati, il ricercatore trentenne potrebbe riprendere la sua attività facendo leva sulle competenze informatiche, sulla preparazione culturale e sui contatti costruiti negli ambienti ProPal e antagonisti milanesi. La procura ritiene inoltre possibile un suo allontanamento fuori dall’Italia grazie alla rete di relazioni di cui dispone.

Gli inquirenti descrivono come eversivo il progetto attribuito a Siher, orientato alla contestazione dell’attuale governo e al sostegno della rivolta. Nei loro atti parlano di una strategia collegata a una “rivoluzione contro l’attuale governo”.


Il silenzio nell’interrogatorio

Fermato il 24 ottobre, Siher è accusato di istigazione a delinquere aggravata dalla finalità terroristica e di violenza organizzata durante manifestazioni pubbliche. Gli viene contestato il ruolo di amministratore dei canali social del “Movimento 17 ottobre”, creato dopo gli scontri avvenuti nel centro di Milano.

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Assistito dall’avvocata Yasmina Abu Sharar, il giovane ha deciso di non fornire risposte durante l’udienza. La difesa non ha quindi reso dichiarazioni sui fatti contestati nel corso dell’interrogatorio davanti alla giudice.


La decisione attesa entro domani

La gip dovrà stabilire se convalidare il fermo e disporre la custodia cautelare in carcere, come chiesto dal procuratore Marcello Viola e dalla pm Francesca Crupi. La magistrata dovrà pronunciarsi entro domani.

Per la procura, i contenuti diffusi su Instagram e in un gruppo Telegram seguito da più di 11mila persone avrebbero rappresentato una “dichiarazione di ‘guerra’ continua”, capace di alimentare paura nella popolazione e alterare la vita civile. I pm indicano come esigenze cautelari sia il rischio di fuga sia la possibilità che i reati vengano nuovamente commessi.

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