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Cronaca 1 min di lettura23 ore fa

Torino, tre mesi dopo arriva la svolta: in manette moglie e amante

Mikel Rroku fu trovato senza vita nel suo appartamento di Lucento: secondo gli investigatori, il delitto sarebbe stato pianificato e compiuto dai due arrestati.

La morte di Mikel Rroku, pizzaiolo albanese di 55 anni, non sarebbe stata una tragedia casuale. A tre mesi dal ritrovamento del cadavere in via Verolengo, i carabinieri hanno arrestato la moglie della vittima e il suo nuovo compagno, rispettivamente di 45 e 52 anni: per entrambi l’accusa è di omicidio premeditato e aggravato.


La pista decisiva dopo il ritrovamento

Stando alla ricostruzione dell’accusa, la donna e l’uomo avrebbero agito insieme, sorprendendo Rroku nella sua abitazione del quartiere Lucento. Gli investigatori ritengono che i due abbiano sia preparato sia portato a termine l’aggressione mortale.

L’inchiesta era partita dopo l’allarme lanciato dai residenti dello stabile al civico 185/A. Quella mattina, intorno alle 10, l’odore proveniente dall’alloggio aveva spinto alcuni vicini a contattare il 112. Il corpo dell’uomo si trovava nell’appartamento da diversi giorni.


Dall’ipotesi suicidio alle accuse

All’inizio, quando i militari della stazione Vallette erano entrati al secondo e ultimo piano con i vigili del fuoco, sembrava possibile una morte solitaria o un suicidio. I primi accertamenti medico-legali hanno però evidenziato lesioni molto gravi al capo.

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L’autopsia ha poi chiarito la dinamica: Rroku sarebbe stato colpito più volte con un martello. Da quel momento il fascicolo è passato al nucleo Investigativo del comando provinciale dei carabinieri, mentre l’abitazione è stata sequestrata per consentire ulteriori verifiche.


L’indagine coordinata dalla Procura

Le attività investigative sono state coordinate dalla pubblico ministero Lea Lamonaca. Gli accertamenti hanno portato all’individuazione dei due sospettati, entrambi italiani, ora sottoposti a arresto.

La posizione della moglie e quella del suo compagno dovranno essere esaminate nell’ambito del procedimento giudiziario. Al momento, la ricostruzione degli inquirenti indica una responsabilità condivisa nell’organizzazione e nell’esecuzione dell’omicidio.

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