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Cronaca 3 min di lettura4 giorni fa

Torino, la protesta dopo la morte di Nicolò: «La sicurezza non è un privilegio

A Torino una catena di persone ha occupato simbolicamente la corsia ciclabile dove è morto un bambino di sette anni, mentre le associazioni chiedono interventi più incisivi

La mobilità sostenibile tornerà al centro di diversi appuntamenti nei prossimi mesi: da marzo è in programma la settimana FIAB «Tutti a scuola a piedi o in bici», seguita dalla Fiera del Cicloturismo di Padova. A maggio toccherà a Streets for Kids e Bimbimbici; il Bike Pride di Torino è fissato per il 4 ottobre, mentre in autunno sono previste la Settimana Europea della Mobilità e, il 23 ottobre, la giornata autunnale di Streets for Kids.


Le scelte che la città deve affrontare

Per Andrea Chicco, vicepresidente di FIAB Torino Bike Pride, le iniziative non bastano se non vengono accompagnate da decisioni concrete sulla viabilità. A suo giudizio, i controviali torinesi potrebbero essere destinati esclusivamente a pedoni e biciclette, oppure modificati eliminando una fila di sosta, riducendo lo spazio per le automobili o costruendo protezioni fisiche per chi pedala.

Chicco sostiene che intervenire sulla sicurezza possa generare critiche e costi politici, ma considera necessario assumersi questa responsabilità. «Se non si agisce, una tragedia come quella di Nicolò potrà accadere di nuovo», ha affermato, chiedendo misure più determinate da parte dell’amministrazione.


Una catena umana contro il rischio

La mobilitazione si è svolta in corso Regina Margherita, dove centinaia di cittadini hanno occupato fianco a fianco il controviale: tra loro c’erano ciclisti, pedoni, giovani e anziani. Il gesto voleva rappresentare una barriera simbolica a difesa della corsia riservata alle biciclette, oltre a ricordare Nicolò.

Al numero 63, dove è avvenuto l’investimento, è stata collocata una ghost bike, la bicicletta bianca utilizzata in molti luoghi per commemorare le vittime della strada. Sulla protesta ha pesato anche una richiesta precisa: «La sicurezza in strada non è un privilegio».


Cosa è successo a Nicolò

Il bambino, che aveva sette anni, stava raggiungendo la scuola insieme al padre pedalando nel controviale, nel segmento compreso tra via Montebello e via Tarino. L’impatto con una vettura lo ha fatto arrivare in codice rosso all’ospedale infantile Regina Margherita, in arresto cardiaco.

Dopo essere stato rianimato, Nicolò è stato operato, ma le lesioni riportate alla testa e all’addome si sono rivelate troppo gravi. Il decesso è avvenuto nel pomeriggio. La polizia locale sta ancora ricostruendo la dinamica: automobile e bicicletta sono state sequestrate per consentire gli accertamenti.

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La corsia senza protezioni fisiche

Nel tratto interessato, automobili e biciclette utilizzano la stessa carreggiata. La corsia ciclabile è indicata sull’asfalto, ma non presenta cordoli o altri elementi che la separino materialmente dal traffico motorizzato.

Torino dispone oggi di circa 290 chilometri di itinerari ciclabili, ma per FIAB Torino Bike Pride la quantità non è sufficiente quando chi pedala rimane esposto ai veicoli. La mobilitazione, spiega Chicco, è nata subito dopo la tragedia e potrebbe proseguire anche nelle prossime settimane su iniziativa del comitato di quartiere.


Regole note e controlli necessari

Le corsie ciclabili sono state introdotte nel 2020 e sono disciplinate dal Codice della Strada. In presenza di questi spazi, agli altri conducenti spetta dare la precedenza alle biciclette; il passaggio delle auto è consentito soltanto nei casi previsti dalle norme.

Secondo Chicco, una parte degli automobilisti che ha conseguito la patente prima dell’introduzione di questa infrastruttura potrebbe non conoscere le regole aggiornate. Tuttavia, aggiunge, l’ignoranza non può diventare una giustificazione: chi si mette al volante deve rispettare il limite di velocità e lasciare una distanza adeguata. «Se anche un bambino perde l’equilibrio, può salvarsi se le auto mantengono una velocità controllata e una distanza adeguata», ha spiegato.

Il vicepresidente dell’associazione richiama anche la necessità di formazione quando si rinnova la patente e di verifiche più frequenti. Può accadere che una norma venga infranta pur essendo conosciuta: per questo, osserva, chi conduce un mezzo più pesante o potente deve essere consapevole delle conseguenze delle proprie azioni.

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