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Cronaca 2 min di lettura23 set

Torino in marcia per Nicolò: la strada chiesta ai pedoni

Dopo la morte del bimbo di sette anni, a Vanchiglia circa 300 persone hanno creato un presidio sulla carreggiata e rilanciato la richiesta di rendere più sicuro il tratto dove è avvenuto l’incidente.

A Torino, questa mattina, circa trecento persone hanno dato vita a una mobilitazione nel quartiere Vanchiglia per Nicolò, il bambino di sette anni morto ieri dopo essere stato investito da un’auto mentre raggiungeva la scuola in bicicletta con il padre. Il presidio, organizzato sotto lo slogan “Basta morire di strada”, si è concentrato in corso Regina Margherita.


La protesta parte dal punto dell’incidente

Mamme e papà con i figli, insieme a giovani e anziani, si sono ritrovati alle 7.30 e hanno costruito una sorta di “ciclabile umana”: un cordone di persone ha delimitato lo spazio riservato alle biciclette, costringendo le auto di passaggio nel controviale a procedere più lentamente. Il messaggio scelto dai partecipanti è stato netto: “La sicurezza in strada non è un privilegio”.


La ghost bike e il corteo verso il

Nel punto esatto dell’investimento, al civico 63, è comparsa anche una “ghost bike”, la bicicletta bianca collocata in memoria del bambino. Terminato il presidio, il gruppo si è poi messo in cammino in direzione di Palazzo di Città.

Alla manifestazione ha preso parte anche Sara Diena, capogruppo di Avs in Consiglio comunale. La consigliera ha spiegato che la mobilità va considerata una questione di qualità della vita, ma anche di sopravvivenza, ricordando che in quell’area convivono in pochi isolati più di sette plessi scolastici e che da tempo servono scelte più coraggiose.

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La richiesta: stop alle auto nel tratto critico

Diena ha rilanciato la proposta avanzata dalla Consulta della mobilità ciclistica: chiudere al traffico il tratto dove è avvenuto l’incidente, lasciando il passaggio ai soli residenti e riservando la strada a pedoni e biciclette. Secondo la sua ricostruzione, Torino ha già introdotto pedonalizzazioni, controlli contro la malasosta, corsie preferenziali e interventi tra città e circoscrizioni, ma non è ancora abbastanza.

“In pratica non basta fino a quando la vita di una persona varrà meno di qualche parcheggio, varrà meno del diritto a correre in automobile”, ha detto. Per i partecipanti, la richiesta è che quel tratto diventi più sicuro prima che un’altra tragedia riporti la questione in strada.

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