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Cronaca 2 min di lettura46 min fa

Ricina, il giallo di Pietracatella si allarga: sequestrati pc e documenti

La Procura passa al setaccio dispositivi elettronici, abitazioni e studi della famiglia Di Vita mentre Gianni, non indagato, ribadisce la propria disponibilità.

La Procura di Larino sta esaminando il materiale digitale collegato all’inchiesta sulla morte di Antonella Di Ielsi e della figlia Sara, decedute a dicembre dopo un’avvelenamento da ricina. Il lavoro sui dispositivi potrebbe durare 60 giorni, con la possibilità di una proroga, e punta a ricostruire contatti, ricerche e attività svolte dalle vittime e dai loro familiari.


Il materiale digitale sotto esame

Gli accertamenti riguardano un computer e dieci chiavette USB sequestrati a Gianni Di Vita il 31 luglio. La procuratrice di Larino, Elvira Antonelli, ha affidato l’estrazione dei dati a personale specializzato dello Sco; alle operazioni potevano assistere le parti interessate, ma si è presentato soltanto Gianni Alfonso, consulente informatico del legale Vittorino Facciolla.

Gli investigatori stanno verificando eventuali ricerche online riconducibili alla possibilità di procurarsi ricina, oltre ai rapporti con parenti, amici e altri familiari. Nel perimetro degli accertamenti rientrano anche alimenti consumati prima dei malori, possibili annotazioni su patologie, documenti, conversazioni, fotografie, registrazioni, posta elettronica, profili social e dati sulla posizione dei dispositivi, dalla loro prima accensione fino all’ultimo utilizzo.


Di Vita resta fuori dall’indagine

Nel frattempo Gianni Di Vita, ex sindaco, è comparso tre volte negli uffici della polizia a Campobasso nell’arco della stessa giornata. Dopo aver lasciato una chiavetta USB, è tornato in serata con due computer, messi a disposizione degli investigatori per consentire la duplicazione dei contenuti. Ai giornalisti ha risposto soltanto: «Sono serenissimo».

Poco prima, al termine di una giornata segnata dalle perquisizioni, aveva fatto sapere che «Arriverà il momento in cui avremo qualcosa da dire». Gli investigatori hanno ribadito che l’uomo non risulta indagato.

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Le perquisizioni e la difesa

Le operazioni hanno interessato l’abitazione utilizzata da Di Vita a Pietracatella, il suo studio di via Risorgimento e l’ufficio del commercialista in via D’Amato, a Campobasso, dove lavorava insieme alla moglie Antonella. In quest’ultimo locale le verifiche sono durate più a lungo; al termine, l’uomo è stato accompagnato in questura per la firma dei verbali.

Dai locali e dall’abitazione sarebbero stati prelevati documenti, supporti digitali e una borsa appartenuta ad Antonella Di Ielsi, contenente effetti personali. Secondo l’avvocato Facciolla, la magistratura ha esteso le ricerche agli spazi utilizzati dalla famiglia nel suo complesso, per verificare attività eventualmente riconducibili ad Antonella, Sara, Gianni o Alice.

Il legale ha descritto l’atteggiamento della difesa come collaborativo e ha escluso l’intenzione di anticipare conclusioni sull’inchiesta. «Tutto ciò che serve alla ricerca della verità ci lascia tranquilli», ha dichiarato, spiegando che la famiglia continuerà a consegnare quanto richiesto dagli investigatori.

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