Tir fermi, il Sud rischia il vuoto: cosa sta succedendo
La protesta contro il caro gasolio raggiunge porti e strade del Mezzogiorno, mentre aumentano i timori per alimenti freschi, imprese agricole e consumatori.
Il blocco dei trasporti comincia a farsi sentire nella vita quotidiana: in diverse aree del Sud alcuni supermercati mostrano già scaffali meno riforniti, soprattutto per quanto riguarda gli alimenti freschi. La mobilitazione degli autotrasportatori contro l’aumento del gasolio sta infatti rallentando la distribuzione e alimentando il timore di nuove perdite per la filiera agroalimentare.
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Gli scaffali iniziano a svuotarsi
Le difficoltà maggiori vengono segnalate nelle province campane di Napoli e Caserta, nel Catanzarese e in alcune zone della Sicilia. Confcommercio avverte che, se la situazione dovesse continuare, la disponibilità regolare delle merci potrebbe essere compromessa, con conseguenze economiche per le aziende e nuovi disagi per i cittadini.
Secondo le valutazioni di Confcommercio Sicilia, nei primi cinque giorni di agitazione il fermo delle merci ha prodotto sull’Isola un danno stimato tra 40 e 50 milioni di euro. La cifra riguarda sia la grande distribuzione organizzata sia l’intera filiera del fresco collegata alle attività commerciali.
Agricoltori tra sprechi e rabbia
Confcooperative sollecita il transito dei prodotti deperibili. Confagricoltura, invece, mette in guardia dal rischio che gli alimenti vadano perduti: migliaia di prodotti potrebbero restare nelle aziende senza raggiungere i mercati, lasciando contemporaneamente vuoti i punti vendita. Il presidente di Confagricoltura Campania, Fabrizio Marzano, segnala in particolare le difficoltà per le imprese agricole.
Il Consorzio di Tutela della Igp Pomodoro di Pachino ha espresso forte preoccupazione: diverse tonnellate di pomodori non sono state raccolte perché non era possibile organizzarne la consegna. Nella Piana di Gioia Tauro, intanto, la solidarietà iniziale verso i camionisti ha lasciato spazio alla protesta dei produttori di kiwi. Luigi Scolaro, presidente della sezione ortofrutticola di Confagricoltura Reggio Calabria, sottolinea che la raccolta non può essere rinviata.
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Salvini cerca una via d’uscita
La mobilitazione si è estesa dalla A1 Milano-Napoli fino all’ingresso del porto commerciale di Napoli, mentre in Sicilia risultano interessati anche gli scali portuali. In Calabria i presidi stradali sono aumentati; altre manifestazioni si registrano nei pressi di Potenza, in Basilicata, e a Bari, davanti alla sede della Regione Puglia.
Antonio Decaro ha annunciato un confronto con le altre Regioni meridionali prima di incontrare gli autotrasportatori. A Milano è invece atteso domani mattina, in Prefettura, il vertice tra Matteo Salvini e le associazioni nazionali del settore; il ministro incontrerà nel pomeriggio anche le rappresentanze locali e autonome. «Sono convinto che riusciremo a sbloccare fondi fermi da troppo tempo, raccogliere le richieste e aprire un dialogo costruttivo», ha detto Salvini.
La richiesta: tariffe più alte
Trasportounito chiede un aumento del 15% delle tariffe dell’autotrasporto e minaccia, in caso contrario, un blocco totale. Gli operatori siciliani, invece, si dichiarano disponibili a interrompere il fermo, mentre resta alta la tensione per gli effetti della protesta sulle consegne.
Pasquale Russo, vicepresidente di Confcommercio e presidente di Conftrasporto, avverte che una paralisi prolungata potrebbe danneggiare sia le imprese sia i consumatori. Nel frattempo, il rallentamento dei rifornimenti rende sempre più urgente un accordo capace di riaprire i collegamenti e proteggere soprattutto le merci deperibili.
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