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Cronaca 3 min di lettura53 min fa

Tempi sanitari, il verdetto: 3 Regioni sulle visite, 2 sugli esami

L’analisi di Salutequità sui dati Agenas di settembre evidenzia miglioramenti disomogenei e un rispetto ancora insufficiente dei termini previsti per le prestazioni sanitarie.

Salutequità chiede di trasformare la piattaforma nazionale sulle liste d’attesa in uno strumento capace di guidare davvero le decisioni. Per farlo, secondo l’organizzazione, servono dati regionali e aziendali più completi: tra le informazioni da rendere pubbliche ci sono le prescrizioni che non arrivano alla prenotazione e l’effettivo funzionamento dei percorsi di tutela.

L’associazione sollecita anche Cup dotati di agende pienamente integrate, organici adeguati e verifiche rapide sull’impiego delle risorse. Tra le misure indicate figurano responsabilità precise, sanzioni e l’applicazione concreta dei poteri sostitutivi quando previsto dalla legge.

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Risorse ferme mentre i pazienti aspettano

La richiesta arriva dopo i rilievi della Corte dei conti, che ha evidenziato carenze di personale, problemi organizzativi e rendicontazioni regionali non omogenee. Nel quadriennio 2022-2025 erano stati messi a disposizione circa 1,845 miliardi di euro, ma ne risultano spesi approssimativamente 1,580 miliardi.

Tonino Aceti, presidente di Salutequità, considera particolarmente grave la parte di fondi rimasta inutilizzata, stimata in circa 300 milioni di euro. «La piattaforma deve diventare uno strumento di governo reale, non solo una fotografia», ha affermato, sottolineando che i dati disponibili non mostrano nemmeno chi non riesce a ottenere una prenotazione o rinuncia alle cure.


Visite ed esami restano fuori tempo

A settembre 2026 soltanto tre Regioni raggiungono il parametro del 90% in tutte le classi di priorità considerate per le prime visite. Si tratta di Basilicata, Marche e Lazio; per la Basilicata, tuttavia, manca il dato relativo alle urgenze. Nel complesso, questi territori rappresentano poco più di 7,7 milioni di persone, pari al 13,1% della popolazione italiana.

La situazione è ancora più ristretta per gli esami diagnostici. Il requisito viene centrato soltanto da Basilicata e Veneto, con l’assenza del dato sulle urgenze per la prima e una popolazione complessiva di circa 5,4 milioni di abitanti, equivalente al 9,1% del totale nazionale.


I miglioramenti non bastano

Il confronto con giugno mostra progressi in 12 dei 19 territori valutabili sul fronte delle prime visite, mentre gli arretramenti sono 7. Per gli esami diagnostici, invece, si contano 12 risultati migliori e 8 peggiori su 20 territori confrontabili. Considerando insieme le due categorie di prestazioni, migliorano 11 territori e 8 registrano una flessione sui 19 esaminati.

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Il numero dei territori analizzabili varia perché non sono disponibili i dati sulle urgenze della Basilicata, sia per le visite sia per gli esami, e quelli della Provincia autonoma di Bolzano per le sole visite. Salutequità riconosce che rispetto al 2025 il bollettino Agenas segnala un andamento più favorevole, ma ritiene che il dato non consenta ancora di parlare di una svolta.

Secondo Aceti, sette Regioni hanno peggiorato il risultato sulle prime visite e il miglioramento degli esami non può compensare questa situazione. Inoltre, la soglia del 90% prevista dalle norme non equivale alla garanzia assoluta per ogni cittadino: una quota di pazienti continua infatti a superare il termine ritenuto appropriato per la propria condizione.


Dati più solidi per controllare le Regioni

L’elaborazione riguarda i dati pubblici della Piattaforma nazionale sulle liste d’attesa gestita da Agenas. Salutequità chiede che vengano pubblicate informazioni almeno a livello regionale sul numero di ricette non convertite in prenotazioni, sulle modalità di accesso alla tutela e sui risultati concreti ottenuti dai cittadini.

L’organizzazione propone inoltre di rendere disponibili i dati relativi a ogni Asl e di rafforzare gli indicatori del nuovo sistema di garanzia. Attualmente, osserva Aceti, sulle liste d’attesa esiste un solo indicatore principale: per questo i controlli dovrebbero diventare più tempestivi ed efficaci e i dati dovrebbero servire anche a valutare le responsabilità, non soltanto a descrivere la situazione.

Il quadro di settembre potrebbe essere stato influenzato anche dalla ridotta disponibilità di personale tipica dei mesi estivi, già indicata dalla Corte dei conti come una delle criticità del sistema. Per i cittadini, però, l’effetto non cambia: ottenere visite ed esami entro i tempi indicati nella prescrizione continua a non essere un diritto garantito in modo uniforme sul territorio nazionale.

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