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Cronaca 2 min di lettura28 set

Sparatoria a Milano, il nodo delle minacce: Mascia aspetta il verdetto

Una testimone ha escluso intimidazioni da parte delle vittime, mentre l’imputato ha ribadito di aver reagito per paura.

Una donna presente quella sera insieme a Ivan Disar e Pavel Koresko ha riferito agli investigatori di non avere mai ascoltato minacce rivolte dai due uomini a Raffaele Mascia. La sua testimonianza mette in discussione il racconto fornito dal giovane sulla lite nella panetteria di piazzale Gambara, a Milano.


La versione sulle minacce vacilla

Mascia aveva sostenuto che Disar gli avrebbe annunciato l’intenzione di uccidere lui e il padre. Secondo gli accertamenti, però, questa ricostruzione non avrebbe trovato conferme nelle dichiarazioni raccolte durante le indagini.

Per questo la Procura ha chiesto alla Corte di valutare anche la trasmissione degli atti relativa alle presunte dichiarazioni non veritiere del padre dell’imputato. Dalle testimonianze, infatti, non sarebbe emerso che il ragazzo fosse stato aggredito verbalmente o intimidito dai due clienti.


«Non sono un killer», ha detto Mascia

Prima che i giudici si ritirassero per decidere, il 22enne ha parlato spontaneamente in aula. Ha spiegato di essersi sentito sopraffatto, di avere temuto di non riuscire a farcela e di aver reagito dopo essersi trovato, a suo dire, con i due uomini addosso.

«Non sono un pazzo né un killer e son qua per essere giudicato», ha dichiarato davanti alla Corte d’Assise di Milano. Mascia ha aggiunto di essere pronto ad accettare la decisione e di voler provare a ricostruire la propria vita, ricordando anche la condizione di anziano del padre.

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L’accusa punta all’ergastolo

La sentenza è attesa nelle prossime ore. A comporre il collegio sono le giudici togate Antonella Bertoja e Sofia Fioretta, chiamate a pronunciarsi sulla responsabilità dell’imputato per la morte di Ivan Disar e per il ferimento di Pavel Koresko.

Il pubblico ministero Carlo Enea Parodi ha sollecitato il carcere a vita, contestando l’omicidio e il tentato omicidio aggravati dai futili motivi. La ricostruzione investigativa della Polizia indica che il giovane avrebbe impugnato la pistola del padre perché infastidito dalla presenza dei due clienti ubriachi, senza che dagli atti risultassero comportamenti molesti da parte loro.


La sparatoria nella panetteria

I fatti risalgono al 15 febbraio 2025. All’interno dell’esercizio commerciale gestito dal padre di Mascia, il giovane avrebbe preso l’arma e colpito Disar, cittadino ucraino di 49 anni, provocandone la morte; Koresko, suo connazionale di 26 anni, era invece rimasto ferito.

L’inchiesta aveva portato alla custodia cautelare in carcere, disposta con un’ordinanza firmata dal gip Luca Milani. Ora la Corte dovrà stabilire se la reazione del ragazzo sia stata una risposta a una reale minaccia oppure un’azione sproporzionata rispetto alla situazione contestata dall’accusa.

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