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Cronaca 4 min di lettura52 min fa

Spagna, Sanchez si gioca tutto: la scommessa del voto anticipato

Il premier socialista lascia il passo alle urne dopo la crisi sulla casa, puntando sulla protesta popolare nonostante i sondaggi favorevoli alla destra

La crisi abitativa è diventata il banco di prova della politica spagnola. Dopo settimane di manifestazioni contro affitti e sfratti, Pedro Sanchez ha scelto di interrompere la legislatura e convocare elezioni anticipate per il 29 novembre, nella speranza di trasformare la rabbia sociale in consenso per il Partito socialista.

La decisione arriva però in un momento delicato: il Congresso ha respinto due provvedimenti sulla casa, mentre le rilevazioni elettorali attribuiscono un netto vantaggio al Partito Popolare e a Vox. Il premier rischia dunque di aver aperto una partita nella quale la mobilitazione delle piazze potrebbe non bastare a colmare il divario.


La casa ha incendiato le piazze

A rendere esplosivo il tema abitativo è stato anche il caso di Maricarmen, nome con cui è conosciuta Maria del Carmen Abascal. La donna, 87 anni e con una disabilità riconosciuta del 50%, il 23 settembre è stata allontanata dalla casa di Madrid in cui aveva vissuto per 71 anni, nel quartiere del Retiro.

L'immobile era stato acquistato nel 2018 dal fondo Urbagestión, che aveva innalzato il canone del 250%. Dopo la vasta eco suscitata dalla vicenda, il 28 settembre è stato raggiunto un accordo con la famiglia: l'anziana ha potuto rientrare nell'abitazione con un affitto sostenibile. La sua storia ha alimentato un malessere già diffuso nelle grandi città, da Madrid e Barcellona fino a Valencia, Granada e Alicante.

Sabato 3 ottobre, la cosiddetta protesta delle chiavi ha portato decine di migliaia di persone in strada, anche a Malaga, Palma di Maiorca e nelle Canarie. I manifestanti hanno chiesto interventi sul diritto alla casa e, in alcuni casi, anche uno sciopero generale. Per il governo, quelle piazze hanno rappresentato una sorta di verifica concreta dell'umore degli elettori, ma il consenso può ridursi prima dell'appuntamento elettorale.


Sanchez cerca una nuova maggioranza

L'annuncio è stato pronunciato in televisione dal palazzo della Moncloa, dopo che il premier aveva comunicato al re Felipe VI l'intenzione di sciogliere in anticipo il Parlamento. Il voto era previsto alla scadenza ordinaria della legislatura, nel luglio 2027; ora gli spagnoli saranno chiamati alle urne domenica 29 novembre.

Sanchez ha difeso il lavoro del suo esecutivo e ha presentato la scelta come un tentativo di ottenere più forza parlamentare. "Vogliamo una maggioranza progressista più ampia", ha affermato rivolgendosi agli elettori, invitandoli a decidere se sostenere le destre oppure difendere un modello fondato su apertura e giustizia sociale.

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I decreti respinti prevedevano, tra le altre misure, il blocco degli sfratti per le persone vulnerabili fino al 2030, interventi contro i fondi speculativi e un indennizzo pari a 12 mesi di affitto quando il proprietario avesse deciso di non rinnovare il contratto. Il 3 ottobre Partito Popolare, Vox e Junts per Catalunya hanno votato contro quei testi, rendendo ancora più fragile la capacità del governo di approvare nuove misure.

Nel Partito socialista operaio ha prevalso l'idea che il ricorso immediato alle urne fosse preferibile a una lunga fase di paralisi. Senza una nuova legge di bilancio e con una maggioranza sempre più incerta, la prosecuzione della legislatura sarebbe stata complessa. La questione abitativa offre inoltre ai socialisti l'occasione di attribuire alle destre e agli indipendentisti catalani la responsabilità del fallimento degli interventi promessi.


I numeri spingono a destra

Il calcolo del Partito socialista si scontra con dati tutt'altro che favorevoli. Secondo le ultime rilevazioni citate da El Pais, il Partito Popolare è al 32,7%, il Psoe al 26,4% e Vox al 18,1%. Sumar resta sotto il 6%, mentre Podemos si aggira intorno al 3%.

Nel complesso, il centrodestra raggiungerebbe quasi il 52%, contro il 36% attribuito all'area progressista. Le forze di destra potrebbero superare quota 190 seggi, oltre la soglia di 175 necessaria per la maggioranza parlamentare. A complicare il quadro contribuisce anche la crisi migratoria estiva a Ceuta.

Le stime riportate da El Mundo descrivono il Psoe in una delle sue fasi più difficili, con circa 103 seggi ipotizzati, mentre Sumar non riuscirebbe a intercettare il malcontento provocato dal costo delle abitazioni. In questo scenario, una maggioranza progressista appare lontana.

Alberto Nunez Feijoo ha accolto l'annuncio con soddisfazione, sostenendo che finalmente saranno gli spagnoli a esprimere il proprio giudizio. Il Partito Popolare era stato il più votato nel 2023, ma non aveva trovato i numeri per governare; l'unica possibile alleanza era quella con Vox. Sanchez punta ora a cambiare il vento facendo leva sulla casa, ma dovrà riuscirci prima che il vantaggio delle destre si trasformi in un risultato elettorale.

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