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Cronaca 3 min di lettura2 ore fa

Spagna, la casa fa tremare Sánchez: piazze piene e voto in bilico

La bocciatura dei decreti sulla casa accende la protesta in oltre 50 città e mette Sánchez davanti al dilemma delle elezioni anticipate.

La crisi degli alloggi ha trasformato le chiavi di casa nel simbolo della protesta spagnola e ha riportato decine di migliaia di persone nelle strade. Dopo la bocciatura parlamentare delle misure volute da Pedro Sánchez, il premier deve ora decidere se tentare di rilanciare l’azione di governo oppure valutare lo scioglimento delle Camere, con un possibile voto già a fine novembre.

A Madrid le stime sulla partecipazione divergono nettamente: il sindacato degli inquilini parla di circa 500mila persone, mentre il governo ne calcola 70mila. Cortei e presidi si sono svolti in più di 50 città, da Bilbao a Malaga, da Alicante a Palma di Maiorca fino alle Canarie. A Valencia la giornata è terminata con cinque arresti e nove agenti feriti.


Sánchez prende tempo sul voto

Il primo ministro ha scelto una pausa di riflessione dopo che il Congresso ha respinto, venerdì 2 ottobre, due decreti destinati a rafforzare le tutele degli affittuari e a contenere la speculazione immobiliare. La maggioranza che li ha fermati riuniva il Partito popolare, Vox e Junts per Catalunya.

La legislatura dovrebbe concludersi nel luglio 2027, ma il governo potrebbe anticipare le elezioni alla fine di novembre di quest’anno. I sondaggi attribuiscono al Partito popolare e a Vox numeri sufficienti per superare la soglia dei 175 seggi, necessaria per la maggioranza assoluta. Sánchez, tuttavia, non ha ancora assunto una decisione definitiva e vuole valutare l’ampiezza del malcontento espresso nelle piazze.


La protesta parte dagli sfratti

I provvedimenti bocciati erano stati elaborati anche dopo il caso di Maricarmen Abascal, una donna di 87 anni sfrattata dalla propria abitazione di Madrid. Il governo li aveva presentati come risposta all’indignazione suscitata dall’emergenza abitativa, ma per entrare stabilmente in vigore avevano bisogno della conferma parlamentare.

Il giorno successivo al voto negativo, i manifestanti hanno riempito le strade con mazzi di chiavi sollevati come emblema del diritto a non perdere la propria casa. A Madrid quattro gruppi hanno attraversato la città da direzioni diverse, confluendo a Plaza Cibeles; altri cortei sono partiti da Atocha, Plaza de España, dall’ospedale La Princesa e dall’accampamento di Puerta del Sol.


Dai cortei alla richiesta di sciopero

Le mobilitazioni hanno coinvolto anche Barcellona, Toledo, Vigo, Santander, Santiago di Compostela, Palma di Maiorca e numerosi centri della costa mediterranea. I partecipanti hanno chiesto un intervento contro gli speculatori e uno sciopero generale, ma per quest’ultimo non è stata ancora fissata una data.

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Valeria Racu, portavoce del Sindicato de Inquilinas, ha descritto la mobilitazione come «una nuova energia» e ha sostenuto che in otto giorni la pressione popolare abbia prodotto più risultati di otto anni di governo progressista. Gli organizzatori affermano di essere già in contatto con i principali sindacati per preparare l’astensione dal lavoro.


Valencia, la tensione sale

Gli episodi più gravi si sono verificati a Valencia, quando una parte del corteo ha raggiunto il Palau de Les Arts, sede di un congresso dedicato agli investimenti immobiliari. Alcuni manifestanti hanno abbattuto le barriere e superato il dispositivo di sicurezza, lanciando oggetti contro gli agenti.

Le forze dell’ordine hanno reagito con proiettili di gomma e fumogeni. Il bilancio è stato di cinque persone fermate e nove poliziotti feriti.


La destra parte avanti

La protesta potrebbe però modificare un quadro elettorale oggi favorevole alle forze conservatrici. Un rilevamento di 40dB indica che il 67,5% degli spagnoli sostiene un limite agli affitti; la quota resta al 55% anche tra gli elettori di destra.

È questo il dato su cui Sánchez potrebbe puntare per provare a cambiare lo scenario. Il premier deve ora capire se l’ondata di rabbia sulla casa possa tradursi in consenso per il governo oppure se il vantaggio attribuito dai sondaggi a Partito popolare e Vox renda troppo rischioso andare subito alle urne.

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