5.000Lettori online ora
Cronaca 3 min di lettura52 min fa

Spagna al voto il 29 novembre: Sánchez gioca la carta della casa

La crisi degli affitti e la bocciatura delle misure abitative spingono il premier socialista a lasciare e a riportare il Paese alle urne in anticipo.

Le proteste per il costo degli affitti hanno trasformato la crisi abitativa spagnola in una partita politica decisiva. Dopo il fallimento parlamentare dei provvedimenti sulla casa, Pedro Sánchez ha scelto di lasciare l’incarico: gli spagnoli saranno chiamati a votare domenica 29 novembre.


La casa diventa il banco di prova

L’annuncio è arrivato lunedì 5 ottobre durante un intervento televisivo dalla Moncloa, a Madrid, sede e residenza ufficiale della presidenza del governo spagnolo. Sánchez aveva cancellato gli appuntamenti previsti e, nel fine settimana, aveva incontrato ministri e dirigenti socialisti per valutare la strada da seguire.

La decisione è maturata dopo il voto contrario del Congresso ai due decreti dedicati all’emergenza abitativa. Nel fine settimana successivo alla bocciatura, decine di migliaia di persone sono tornate a manifestare in varie città, da Bilbao a Malaga, da Alicante a Palma di Maiorca fino alle Canarie. A Valencia gli scontri con la polizia hanno portato a cinque arresti e hanno provocato il ferimento di nove agenti.


Sánchez punta sul voto anticipato

All’interno del Psoe, la componente prevalente ha sostenuto l’ipotesi di elezioni immediate. La mobilitazione sulla casa viene considerata dai socialisti un possibile terreno di campagna elettorale, soprattutto dopo che Junts, il partito catalanista di destra guidato da Carles Puigdemont, ha votato contro i decreti insieme al Partito Popolare e a Vox.

La difficoltà di approvare una nuova legge di bilancio e l’assenza di numeri solidi in Parlamento rendevano fragile la prospettiva di proseguire per un altro anno. La legislatura sarebbe dovuta arrivare alla sua scadenza naturale nel luglio 2027, ma il tema degli affitti offre ora al governo uscente l’occasione di attribuire a destre e indipendentisti il blocco degli interventi contro l’emergenza abitativa.

Chiedi a Readoo3 / 3 oggi

Fai una domanda su questo articolo o sul suo argomento: l'AI risponde in modo pertinente.


Le misure possono tornare in aula

Fonti dell’esecutivo hanno fatto sapere che il lavoro sui provvedimenti non verrà necessariamente abbandonato con la convocazione delle urne. In caso di scioglimento delle Camere, il governo potrebbe varare almeno un nuovo decreto e sottoporlo entro 30 giorni alla deputazione permanente del Congresso.

Questo organo può esaminare i decreti durante la fase successiva allo scioglimento parlamentare. In quel passaggio, a differenza di una votazione plenaria, non sarebbe indispensabile il sostegno di Junts. Tra le misure respinte figuravano la proroga fino al 2030 della sospensione degli sfratti per le persone vulnerabili, norme contro i cosiddetti fondi avvoltoio e il rinnovo automatico dei contratti di locazione.


Un esito elettorale ancora aperto

Il voto parlamentare del 2 ottobre aveva fatto da detonatore a una rabbia già alimentata da sfratti e rincari. I decreti erano stati concepiti anche dopo il caso di Maricarmen Abascal, 87 anni, allontanata dalla propria abitazione di Madrid: una vicenda che aveva contribuito ad accendere l’indignazione in tutto il Paese.

Le rilevazioni disponibili descrivono però una sfida complessa per la sinistra. Partito Popolare e Vox, secondo i sondaggi, potrebbero superare insieme la soglia della maggioranza assoluta, fissata a 175 seggi. Allo stesso tempo, il 67,5% degli spagnoli sostiene l’introduzione di limiti agli affitti, una posizione condivisa anche dal 55% degli elettori delle destre secondo il rilevamento di 40dB: il tema della casa potrebbe quindi modificare gli equilibri previsti dai sondaggi.

Ti è piaciuto? Condividilo

Continua a leggere