Sovrallenamento, dopamina alta nel cervello anche durante il riposo
Nei roditori allenati per otto settimane, dopamina ed enzima della sintesi sono rimasti elevati per 48 ore.
Un eccesso di attività fisica potrebbe modificare la regolazione della dopamina nel cervello. Lo indica uno studio condotto sui topi e pubblicato sulla rivista Neuroscience.
Il dato non dimostra però che negli esseri umani il sovrallenamento provochi ansia o insonnia: i ricercatori non hanno misurato direttamente né il sonno né lo stato di vigilanza o l’ansia. I risultati suggeriscono comunque un possibile legame biologico da verificare con ulteriori ricerche.
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Dopamina elevata dopo lo sforzo
Gli scienziati hanno sottoposto un gruppo di roditori a una singola prova di corsa fino all’esaurimento. In questi animali la dopamina è aumentata poco dopo l’esercizio, per poi essere osservata in una fase successiva dell’esperimento.
Un secondo gruppo ha seguito invece un programma di otto settimane con carichi via via più impegnativi. Nell’ultima settimana gli animali hanno affrontato due sessioni quotidiane, separate da appena quattro ore di recupero, secondo un modello pensato per riprodurre il sovrallenamento degli atleti sottoposti a carichi eccessivi.
Dopo il test conclusivo, nei roditori allenati a lungo la dopamina è rimasta sopra i livelli abituali per 48 ore. Lo stesso andamento è stato rilevato per la tirosina idrossilasi, l’enzima che partecipa alla produzione del neurotrasmettitore, anche durante il periodo in cui gli animali avrebbero dovuto riposare.
Il ruolo dell’ippocampo
Le analisi hanno riguardato l’ippocampo, area cerebrale coinvolta nella memoria e nella gestione delle emozioni. Oltre alla dopamina, il gruppo ha esaminato la serotonina e alcune proteine associate alla produzione e al trasporto dei neurotrasmettitori, tra cui il trasportatore vescicolare delle monoamine 2.
Nei livelli di serotonina non sono emerse variazioni rilevanti. Il risultato mette quindi in discussione l’ipotesi secondo cui questo neurotrasmettitore, considerato da solo, sarebbe all’origine della stanchezza eccessiva legata agli allenamenti intensi.
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Alisson Luiz da Rocha, primo autore della ricerca, ha spiegato: «I nostri risultati dimostrano che un’eccessiva attività fisica ha un impatto significativo anche sul cervello». Secondo il ricercatore, l’effetto dell’esercizio sul sistema nervoso centrale supera quello osservabile sulla sola massa muscolare.
Possibili effetti negli atleti
La dopamina contribuisce alla vigilanza, alla motivazione e alla sensazione di piacere. Il problema, secondo gli autori, potrebbe nascere quando la sua regolazione resta alterata anche nelle ore destinate al riposo, soprattutto prima di dormire.
Adelino Sanchez Ramos da Silva, coordinatore dello studio e professore dell’Università di San Paolo, ha indicato che cambiamenti analoghi nell’uomo potrebbero aiutare a studiare i rapporti tra carichi eccessivi, funzionamento cerebrale e disturbi del sonno. La sindrome da sovrallenamento è associata anche a calo delle prestazioni, perdita di appetito, affaticamento persistente, dolori muscolari, maggiore frequenza degli infortuni e alterazioni del sistema immunitario e del metabolismo.
Gli autori precisano però che il lavoro non consente ancora di stabilire un rapporto diretto tra dopamina, ansia e insonnia nelle persone. «Lo studio non ha misurato il sonno, la vigilanza o l’ansia», hanno chiarito, indicando questi aspetti tra gli obiettivi delle prossime indagini.
Il recupero dopo l’allenamento
I risultati rafforzano l’attenzione sul riposo come parte dell’allenamento, sia per gli sportivi professionisti sia per quelli amatoriali. Senza tempi adeguati di recupero possono aumentare il rischio di perdita di rendimento, dolore persistente e problemi nella risposta immunitaria.
Da Rocha ha sviluppato una parte della ricerca durante il periodo di specializzazione alla Scuola di scienze applicate dell’Università statale di Campinas, a Limeira, e durante un soggiorno all’Università del Michigan. Il gruppo sta preparando un progetto internazionale per individuare quali sistemi biologici mostrino per primi segnali di alterazione rispetto agli adattamenti favorevoli attesi dall’esercizio.
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