Cronaca 2 min di lettura1 ora fa

Sollecito avverte: «Niente processo mediatico» sul caso Sempio

L’ex imputato per il delitto Kercher difende Stasi e chiede che ogni dato delle analisi venga reso disponibile a tutte le parti

Raffaele Sollecito torna sul caso di Alberto Stasi e prende posizione a favore dell’ex fidanzato di Chiara Poggi, condannato in via definitiva per l’omicidio di Garlasco. Allo stesso tempo, evita qualsiasi giudizio su Andrea Sempio e invita a non trasformare le nuove indagini in un procedimento parallelo affidato all’opinione pubblica.


Il monito contro il processo mediatico

Sollecito, assolto definitivamente per l’omicidio di Meredith Kercher dopo aver trascorso quasi quattro anni in carcere, sostiene di conoscere bene gli effetti di un’inchiesta accompagnata da forti pressioni mediatiche. «Su Andrea Sempio non dico nulla: il processo mediatico l’abbiamo già subìto in troppi», ha affermato, lasciando agli investigatori il compito di accertare quanto accaduto.

L’ingegnere informatico ha inoltre precisato di non voler stabilire personalmente cosa sia successo nel laboratorio nel 2007. A suo giudizio, spetta a chi conduce gli accertamenti verificare ogni elemento fino in fondo e chiarire il quadro investigativo senza anticipare conclusioni.


Le perplessità sui dati del caso Stasi

Il riferimento più critico riguarda due esami del 2007 effettuati sui pedali della bicicletta di Alberto Stasi. Secondo la Procura di Pavia, quei risultati negativi non sarebbero comparsi negli atti del processo e sarebbero stati recuperati soltanto nel 2025, all’interno dei dati grezzi.

Per Sollecito, l’assenza di quelle informazioni avrebbe inciso sulla ricostruzione accusatoria. «Per me Alberto Stasi è innocente, senza alcun dubbio», ha ribadito, sostenendo che a suo carico non siano mai emerse prove oggettive, ma soltanto una ricostruzione che avrebbe incluso anche un elemento poi risultato negativo.

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Il precedente del processo Kercher

Nel suo procedimento, ha ricordato Sollecito, si verificò una situazione per certi versi opposta. Sul coltello considerato dagli inquirenti l’arma del delitto era stata individuata una traccia così esigua da non poter essere quantificata dallo strumento; il campione venne amplificato una sola volta e la soglia di lettura fu abbassata per consentirne l’interpretazione.

La Cassazione definì quella traccia di «esigua entità (Low Copy Number)» e rilevò che l’amplificazione non era ripetibile, prima dell’assoluzione definitiva. Da questa esperienza Sollecito ricava una richiesta precisa: dati grezzi e registri tecnici di ogni analisi devono essere depositati e accessibili a tutte le parti.


La richiesta di responsabilità pubblica

Sollecito ha escluso di voler cercare una rivalsa personale. Il suo appello riguarda invece la trasparenza delle procedure e l’assunzione pubblica delle responsabilità da parte di chi conduce o valuta gli accertamenti.

«Chiedo che ognuno si assuma pubblicamente le proprie responsabilità e che i dati grezzi e i log di ogni analisi siano sempre depositati e messi a disposizione di tutte le parti», ha concluso.

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