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Cronaca 2 min di lettura1 ora fa

Slot e denaro sospetto: sequestri per 37 milioni in nove province

L’inchiesta ‘Mani d’oro’ ipotizza un sistema di manodopera irregolare e il reimpiego di fondi attraverso società e attività di gioco

Le vincite alle slot sarebbero state utilizzate per spiegare la provenienza di ingenti disponibilità finanziarie: da questo elemento sono partiti ulteriori controlli sugli apparecchi da gioco e sull’attività di alcuni dipendenti. La vicenda rientra nell’inchiesta ‘Mani d’oro’, coordinata dalla Procura di Ravenna.


Le verifiche si allargano sul territorio

Sono state eseguite più di 40 perquisizioni in nove province: Ravenna, Rimini, Cesena, Napoli, Caserta, Bergamo, Padova, Taranto e Lecce. Le attività investigative sono state disposte attraverso due distinti decreti firmati dal pm Raffaele Belvederi.

Gli accertamenti hanno interessato un articolato insieme di società che risultavano operare ufficialmente nelle costruzioni meccaniche. Secondo gli investigatori, quelle imprese sarebbero state impiegate soprattutto come bacino di lavoratori destinati alle aziende realmente operative.


Sequestri fino a 37 milioni

Nel corso dell’operazione, i militari del nucleo di polizia Economico-Finanziaria di Ravenna hanno dato esecuzione a provvedimenti urgenti per bloccare liquidità, beni mobili e immobili riconducibili alle persone sotto indagine. Il valore complessivo dei beni raggiunge circa 37 milioni di euro, somma ritenuta collegata a profitti illeciti derivanti da reati tributari e dal successivo riciclaggio.

L’intervento è stato condotto dalla Guardia di Finanza di Ravenna su incarico della Procura locale. L’ipotesi investigativa riguarda sia la somministrazione illegale di manodopera sia le operazioni con cui i proventi sarebbero stati trasferiti o reimpiegati.

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Mille lavoratori dentro il meccanismo

Il sistema avrebbe coinvolto circa 1.000 persone, tra saldatori, carpentieri e operai d’officina, in larga parte di origine straniera. Le assunzioni e le cessazioni dei rapporti sarebbero state gestite in base alla quantità di commesse delle società utilizzatrici.

Per gli investigatori, il ricorso a questa struttura avrebbe consentito alle imprese di ridurre sensibilmente il carico fiscale e di disporre con continuità della forza lavoro, evitando parte degli obblighi connessi a un rapporto di dipendenza diretto.


I conti trasferiti a San Marino

L’analisi dei flussi finanziari ha portato gli inquirenti oltre il perimetro del presunto sfruttamento della manodopera, facendo emergere altri soggetti ritenuti coinvolti nel riciclaggio del denaro incassato.

La collaborazione con il Tribunale unico della Repubblica di San Marino ha permesso di sequestrare rapporti finanziari per circa 7,5 milioni di euro intestati o riconducibili a uno degli indagati. L’uomo avrebbe attribuito la disponibilità di quelle risorse a vincite al gioco; proprio per questo sono stati avviati approfondimenti sulle slot e sulle condotte di alcuni suoi dipendenti.

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