Garlasco, perché furono eliminati i campioni: il documento del Ris
Una relazione consegnata alla Procura di Pavia ricostruisce tempi, modalità e base normativa dello smaltimento dei materiali biologici legati al delitto di Chiara Poggi.
La distruzione dei campioni biologici risale a circa un anno dopo la condanna definitiva di Alberto Stasi. Il materiale venne eliminato nel settembre 2016, dopo l’entrata in vigore delle disposizioni sulla Banca dati del Dna e delle indicazioni del Garante per la privacy.
Lo smaltimento previsto dalle regole
Secondo la relazione trasmessa alla Procura di Pavia, l’eliminazione avvenne in applicazione del decreto del Presidente della Repubblica 7 aprile 2016, numero 87. Il provvedimento imponeva la cancellazione del Dna ricavato dai campioni biologici, mentre le indicazioni del Garante consentivano di mantenere gli estratti fino alla conclusione delle indagini, salvo una richiesta specifica dell’autorità giudiziaria.
Il documento precisa che la procedura riguardò gli eluiti, cioè materiali intermedi ottenuti durante le analisi di laboratorio. Questi prodotti non erano considerati reperti giudiziari veri e propri e, per questo motivo, non sarebbe stato necessario predisporre un verbale dedicato prima della loro eliminazione.
I campioni conservati al Ris
Prima dello smaltimento, le provette erano state collocate in un congelatore del Ris di Parma. La loro presenza risultava inoltre annotata nel programma informatico della sezione Biologia, insieme a materiali analoghi provenienti da altri procedimenti penali.
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Nel settembre 2016 gli eluiti furono trattati collettivamente come rifiuti speciali. La documentazione acquisita nell’ambito dei nuovi accertamenti sostiene quindi che non ci siano state violazioni nella gestione dei campioni e che la loro distruzione sia avvenuta seguendo le disposizioni allora applicabili.
Quali reperti erano coinvolti
Gli approfondimenti richiesti dalla Procura di Pavia riguardavano le provette ricavate dai reperti indicati come “33dattilo” e “97F”, quest’ultimo collegato all’intonaco sul quale era stata individuata l’impronta numero 33. Nell’elenco figuravano anche i materiali ottenuti dalle unghie di Chiara Poggi.
La distinzione centrale, secondo gli atti, è quella tra gli eluiti e i reperti sottoposti a sequestro. Soltanto per questi ultimi sarebbe stato indispensabile attendere un’autorizzazione dell’autorità giudiziaria; gli intermedi di lavorazione, invece, seguirono il percorso previsto per lo smaltimento dei rifiuti speciali.
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